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29 ottobre 2007
mi trovate a http://maurovergari.blogspot.com/
se volete leggere il mio blog andate su http://maurovergari.blogspot.com/
ci ritroviamo su http://maurovergari.blogspot.com/
vi apetto
| inviato da maurovergari il 29/10/2007 alle 0:59 | |
19 ottobre 2007
TRASLOGO
Cari amici che leggete questo blog vi sarete accorti che è molto che non scrivo. Il mio lavoro continua e potrete seguirmi anche sul sito dell'Adicosnum www.adiconsum.it
PER QUANTO RIGUARDA IL BLOG E' IN CORSO UN TRASLOGO SU UN'ALTRA PIATTAFORMA VE NE DARO' NOTIZIA APPENA PRONTO.
grazie
| inviato da maurovergari il 19/10/2007 alle 20:13 | |
30 maggio 2007
SKY e MEDIASET non applicano la Bersani bis danneggiando i consumatori
La legge 40 del 2007 (Bersani bis) purtroppo si sta trasformando in un boomerang per i consumatori, infatti sono orami molte le aziende di TLC che la interpretano a loro vantaggio danneggiando i consumatori.
In Aprile Adiconsum aveva scritto all’Agcom denunciando che tutti gli operatori avevano inserito delle penali per chi decideva di recedere con costi da € 40 (tele 2) a € 217 (Fasteweb), purtroppo, stiamo ancora spettando una risposta.
Visto che nessuno si è mosso in difesa dei consumatori, altre aziende hanno pensato bene di peggiorare ancora di più la situazione, ecco gli ultimi esempi più eclatanti operati da MEDIASET e SKY.
Mediaset per le tessere ricaricabili della sua Pay tv su digitale terrestre MEDIASET PREMIUM , sta comunicando agli oltre due milioni di utilizzatori, un messaggio che li invita a spendere tutto il credito ricaricato entro il 30 giugno 2007( data prevista per la scadenza delle tessere), altrimenti andrà perso, il decreto Bersani ha disposto che tale procedura è vietata, infatti l’Art. 1 della l.40/2007 recita :
…E' altresi' vietata la previsione di termini temporali massimi di utilizzo del traffico o del servizio acquistato….
Mediaset è stata contattata e ha risposto che con la campagna informativa in atto è sufficiente per tutelare comunque i consumatori e che la norma deve essere attentamente interpretata, anche per quanto riguarda il suo ambito temporale di applicazione, ed occorre tenere conto delle particolarità tecniche e contrattuali del servizio offerto.
La legge non prevede eccezioni, ne in merito al tempo di applicazione, ne in merito alla particolarità dei servizi, quindi reputiamo la risposta di Mediaset arrogante non essendo, sicuramente, compito di un’emittente televisiva interpretare le leggi ma caso mai è suo dovere rispettarle e applicarle, come hanno correttamente e immediatamente fatto le compagnie telefoniche subito hanno eliminato limiti temporali alla ricaricabili. Non è lecito imporre una spesa non voluta con la minaccia di vedere andare in fumo svariati euro.
SKY ha, ovviamente, modificato il proprio contratto, dopo l’entrata in vigore della Legge 40, introducendo, come è giusto, la possibilità per il consumatore del recesso, ma, non smentendo il suo stile privo del rispetto dei diritti dei consumatori, ha, addirittura, introdotto modalità non previste dalla legge che di fatto annullano il diritto di recesso.
E’ bene ricordare cosa dice Il comma 3 della legge 40: I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facolta' del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle, …
SKY all’art 3.9 del contratto, arbitrariamente, prevede persino, due possibilità di recesso, nel primo anno d’abbonamento si arroga il diritto di chiedere gli importi dovuti a titolo di corrispettivo per il Servizio fruito fino alla data di efficacia del recesso e il rimborso dei Costi dell’Operatore, dopo il primo anno solo il versamento del Corrispettivo per la cessazione del Contratto.
 Facendo due conti, osservando lo schema presente sul contratto che fra l’altro non appare neanche molto chiaro, per recedere da SKY bisogna pagare un costo che va da un massimo di € 576 ( nel primo anno abbonato a MYSKY con installazione impianto) ad un minimo di € 30 (anni successivi possessore solo della smart card con decoder ed impianto proprietari)
SKY, quindi ha superato se stessa, infatti, oltre a modificare sostanzialmente, con l’introduzione di modalità temporali e costi eccessivi, lo spirito della legge Bersani che è bene ricordare, voleva dare libertà di scelta al consumatore per innalzare qualità e concorrenza, si è persino trasformata in legislatore introducendo un nuovo costo, il “Corrispettivo per la cessazione”.
I poveri consumatori non sanno più che fare, neanche le leggi riescono più a tutelare dei semplici diritti. Sempre più spesso ci troviamo di fronte ad aziende che interpretano le leggi e Istituzioni che non decidono, lasciando che tutto si complichi, che il tempo passi e che anche i cittadini più agguerriti rinuncino. La rassegnazione dilaga, ma siamo certi che non so può far nulla?
| inviato da il 30/5/2007 alle 22:34 | |
21 aprile 2007
I SOLDI DEL CANONE RAI PER LA PAY TV
 Lo show “vivaradio2” di Fiorello trasmesso solo sulla pay tv di SKY è un grave atto di discriminazione fra gli utenti. I cittadini finanziano programmi che poi si vedono solo in abbonamento.
Stupore, indignazione, delusione, rammarico, rabbia, questi sono i sentimenti che tantissimi consumatori hanno manifestato ad Adiconsum lamentandosi per non aver potuto vedere in tv “vivaradio2” lo show di Fiorello che il servizio pubblico RAI trasmette tutti i giorni attraverso Radio2 e che in via eccezionale ieri è stato ripreso dalle telecamere di RAISAT EXTRA che lo ha trasmesso in serata. Il problema è che un prodotto radiofonico di enorme successo, finanziato dal canone televisivo, sia stato usufruibile in forma televisiva, esclusivamente attraverso i canali a pagamento di SKY. Non solo i cittadini che pagano il canone sono stati divisi in cittadini di serie A (quelli che hanno visto Fiorello perché abbonati SKY) e di Serie B (quelli che non sono abbonati a SKY), ma, addirittura, con il canone si è finanziato un prodotto multimediale, esclusivo, per la tv a pagamento. Il nuovo contratto RAI recita all’art. 4: “La Rai riserva un’ampia percentuale della programmazione annuale…..ai generi di seguito indicati: f) Spettacolo: trasmissioni a carattere culturale e di intrattenimento con particolare attenzione alle forme artistiche dal vivo quali il teatro, la danza, la lirica, la prosa e la musica in tutti i suoi generi; …”ma nel caso specifico la programmazione è stata rivolta a canali a pagamento. Adiconsum, ovviamente, chiede alla Rai di fare chiarezza e alle Istituzioni di fare la propria parte, per specificare ai cittadini se è lecito con i soldi dei contribuenti promuovere canali a pagamento e se è giusto privare la totalità degli utenti di un prodotto RAI di qualità, come è quello di Fiorello, a vantaggio di pochi abbonati. Avrei compreso l’esclusiva su un canale digitale terrestre come proposto dal Ministro Gentiloni e dal Garante delle Comunicazioni Calabrò che hanno più volte invitato la RAI a produrre nuovi programmi per promuovere il digitale terrestre (gratuito), evidentemente, in questo caso la RAI ha confuso la piattaforma trasmissiva.
| inviato da il 21/4/2007 alle 14:42 | |
12 aprile 2007
Un conegno interessante; IN PRINCIPIO ERA IL TELEVISORE
Megachip presenta: “IN PRINCIPIO ERA IL TELEVISORE“.
DIGITALE TERRESTRE, DEFINIZIONE HD, BANDA LARGA, SATELLITE, PEER TO PEER: verso quali forme di comunicazione ci sta conducendo lo sviluppo tecnologico?
13 aprile, ore 9.30, Parlamento europeo - Sala delle bandiere - Via IV novembre, 149 - Roma
Relazioni: Arturo Di Corinto, Docente di Comunicazione mediata dal computer presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” Francesco Di Stefano, Presidente di Europa 7 Karim Lesina, EMEA Government Affairs Manager, Intel Corporation Mauro Vergari, Responsabile nuove tecnologie Adiconsum
Per la sezione “Nord e Sud dell mondo”: Vincenzo Vita, Assessore alle politiche culturali, della comunicazione e dei sistemi informativi della Provincia di Roma Ellide M. Taviani, Vicepresidente di Asal (Associazione Studi America Latina)
Introduce e coordina: Udo Gumpel, Corrispondente della tv tedesca N-TV
Conclude: Giulietto Chiesa, Giornalista, Europarlamentare, Presidente di Megachip
Per inforrmazioni e prenotazioni 06.69950232 — organizzazione@megachip.info
Scarica il programma del convegno (pdf, 91kb)
| inviato da il 12/4/2007 alle 23:41 | |
29 marzo 2007
Si scrive neutralità tecnologica e si legge digitale terrestre
Roma, 29-03-2007
Sono ormai anni che noi di Adiconsum difendiamo in tutti i modi l’applicazione della neutralità tecnologica ma ci sembra di “essere uno che grida nel deserto”. In passato si è fatto finta che le parole, neutralità tecnologica, non facessero parte del vocabolario, ora invece si scrivono dappertutto ma si leggono sempre nello stesso modo, cioè digitale terrestre. Spieghiamo con chiarezza cosa si intende per neutralità tecnologica e perché interessa tanto ai consumatori. Essere neutrali vuol dire non privilegiare nessuna tecnologia esistente e quindi regolamentare il mercato in modo tale che nessuna tecnologia ne sia avvantaggiata. Non è cosa da poco. Se pensiamo alle grandi economie che ci sono dietro ad uno sviluppo tecnologico si comprende quanto possa essere importante per alcuni, pilotare il mercato. Per il consumatore il vantaggio è ancora più evidente, vuol dire essere liberi di scegliere la tecnologia che si preferisce e di non dover subire imposizioni. Facciamo un esempio per chiarire. Prima a Cagliari ed ora ad Aosta, dove il 15 aprile prossimo si chiudono due reti televisive analogiche, se si rispettasse la neutralità tecnologica, i consumatori dovrebbero liberamente scegliere qual tecnologia digitale utilizzare fra quelle esistenti, cioè terrestre, satellitare e IPTV. Purtroppo non sarà così perché ancora si privilegerà il digitale terrestre garantendo gli incentivi solo ai decoder terrestri e la visione integrale ai canali sempre solo al terrestre (quelli via satellite sono in parte criptati). Un altro esempio riguarda i bonus previsti dall’ultima finanziaria per chi acquista nuovi televisori con decoder digitale integrato, ma come al solito solo terrestri. Eppure non ci sembra sia così difficile applicare la neutralità tecnologica, basta fare regole equidistanti e che garantiscano pari dignità a tutte le tecnologie presenti e future. Chi governa deve preoccuparsi esclusivamente di garantire regole uguali per tutti. Non riusciamo a comprendere come mai siamo gli unici, in tutte le sedi, compresa ITALIA DIGITALE, a difendere i principi di neutralità. Ecco per fortuna, notizia delle ultime ore, che qualcun’altro grida, ci riferiamo alla Commissione Europea che, sta indagando sul bonus fiscale per i televisori che sembrerebbe non rispettino la neutralità tecnologica, c’è il rischio di una nuova condanna come avvenne per gli incentivi concessi dal precedente governo per i decoder digitali terrestre. E’ proprio vero “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Ancora c’è spazio per un inversione di rotta, speriamo che avvenga.
| inviato da il 29/3/2007 alle 16:42 | |
21 marzo 2007
Qual'è il vostro parere???
Vorrei chiedere un parere ai lettori di questo blog: vorrei lanciare una raccolta firme, ovviamnte con Adiconsum e con le organizzazioni che vorrano, per far togliere la pubblicità nelle tv a pagamento. Ritengo non sia giusto pagare due volte un programma televisivo. Se un editore decide di farsi pagare un canone per trasmettere uno specifico contenuto o programma televisivo, ritengo sia giusto che gli spettatori non vedano quei programmi interrotti dalla pubblicità. Con la pubblicitò si finanzia la televisione gratuita e con i soldi richiesti ai cansumatori si ofrre la tv a pagamento. Quale è il vostro pensiero?
N.B: se volete firmare la petizione www.adiconsum.it
| inviato da il 21/3/2007 alle 13:8 | |
21 marzo 2007
DDL Gentiloni sulla transizione al digitale
Anche Adiconsum è stata ascoltata alla Camera dei Deputati dalla Commisione compente in merito al disegno di legge sulla transizione al digitale della televisone, riporto il testo integrale del mio intervento e del mio collega Giorgio Sebastiano:
MAURO VERGARI, Rappresentante di Adiconsum.
Noi crediamo che questo disegno di legge mostri poca attenzione nei confronti del consumatore. Percepiamo come al primo posto vi sia la necessità di regolamentare il problema dal solo lato «aziendale», senza troppo preoccuparsi di come le conseguenze della transizione ricadano sul cittadino consumatore. Invitiamo dunque chi ha il compito di scrivere questa legge a fare maggiore attenzione a quest’aspetto, mediante l’introduzione di strumenti legislativi che garantiscano gli utenti finali, oltre alle aziende operanti nel settore televisivo: è nostra opinione infatti che solo partendo dagli utenti finali si possa riuscire a regolamentare bene il settore.
La nostra percezione è che si stia progettando una transizione al digitale senza avere, purtroppo, la visione di cosa succederà al suo termine, cosa che ci sembra un po' penalizzante. E’, infatti, troppo incentrata, secondo noi, sul digitale terrestre, frutto evidente di una mentalità ancora - per così dire - analogica, interamente strutturata sulle reti e sui palinsesti così come li conosciamo.
Leggendo i dati forniti dalla BBC, fonte che noi riteniamo autorevole, veniamo a sapere che circa il 25 per cento della pubblicità oggi presente sui canali generalisti, si sposterà molto presto su altri sistemi di trasmissione.
Crediamo quindi che una legge che preveda e regolamenti una transizione, debba dare anche un indirizzo, indicando la strada da percorrere. Al contrario, rileviamo come questo non sia previsto nel disegno di legge presentato. Il provvedimento ci sembra più che altro preoccuparsi, giustamente, di non ripetere gli errori che si sono verificati sull'analogico.
Noi vorremmo che venisse definito con chiarezza anche dove deve andare il nostro paese dal punto di vista della tecnologia. Il digitale non permette più di ragionare in modalità verticale, richiede una modalità orizzontale: dovremmo cominciare a parlare di contenuti multimediali che, proprio perché è in vigore il discorso della neutralità tecnologica, possano poi espandersi con varie piattaforme e tecnologie. Noi non sappiamo se nel 2012 ad essere vincente sarà il solo digitale terrestre, il solo satellite o la sola banda larga; probabilmente avremo una pluralità di piattaforme ma – da come è scritto il disegno di legge, senza una precisa definizione del concetto di neutralità tecnologica - non ci sembra possa garantire pienamente la libertà di scelta del singolo utente.
Noi dovremmo prevedere che il soggetto produttore di un contenuto multimediale possa poi trasmetterlo e diffonderlo con vari mezzi, ugualmente degni e liberi di essere usufruiti. Solo così vedremmo cambiare ed aprirsi anche il discorso complessivo relativo alla raccolta pubblicitaria.
Specificherò meglio la nostra idea in seguito, ma anticipo che il discorso sul tetto della pubblicità non è fondamentale, almeno per i consumatori; è molto più preoccupante non trovare accenni a tecnologie che già abbiamo, ma che non vengono considerate.
Faccio un magro esempio. Dai dati che ci vengono forniti si desume che si vendano circa 4.000.000 di televisori l'anno; questo significa che nel 2012 noi avremo 20.000.000 di Tv pronte per l'alta definizione. Al contrario, stiamo scegliendo un digitale terrestre che non permetterà l'alta definizione e continuiamo spingere la transizione ad una tecnologia che, così com'è fatta, potrebbe forse anche morire, e che di sicuro non risponderà a quel mercato di 20.000.000 di televisori, che troveranno possibilità di risposta da un solo componente del mercato, ossia Sky, l'unico che sta trasmettendo ad alta definizione. Mi preoccupa che chi governa non pensi a regolamentare in modo tale da permettere che anche la tecnologia futura sia pluralista ed aperta a più competitori. Credo sia necessario fare molta attenzione, perché neutralità, multimedialità e soggetti fanno parte di un'unica catena.
Segue poi il discorso delle frequenze: quando queste si libereranno, dovranno sicuramente essere restituite al pubblico, quindi allo Stato, ma altrettanto sicuramente dovranno venire riassegnate per permettere la sperimentazione o, meglio, l'attuazione dell'alta definizione, per esempio a titolo free, che altrimenti non troverebbe spazio. Entro ora un po' più nello specifico della pubblicità. Come dicevo prima, è necessario che venga considerato tutto il mercato: tutte le
piattaforme e tutti i mezzi di trasporto del contenuto multimediale, nonché tutti i soggetti che fanno contenuto. È importante che tutti concorrano a trasmettere la multimedialità, mentre non è rilevante che i contenuti vengano trasmessi per reti, oppure per /video on demand/ (parlo sempre di canali free, ovviamente).
Riteniamo sia importante prevedere che non vi sia pubblicità sulle pay TV, che ci sembrerebbe assurdo: se un sistema chiede denaro ai consumatori per trasmettere un prodotto specifico, non riusciamo a comprendere perché esso debba anche attingere alle risorse della pubblicità, ledendo il diritto del consumatore che paga un prodotto e vorrebbe sicuramente vederlo pulito.
Concludo dicendo a tutti coloro che mi ascoltano una cosa a cui tengo: se la legge non prevedesse come debba avvenire la transizione per quanto riguarda il consumatore e non imponesse determinate regole, non vi sarebbe nessun Comitato Italia digitale - il comitato costituitosi per la transizione, di cui Adiconsum fa parte e dove sono presenti tutti i soggetti - che riuscisse a dare disposizioni chiare, perché ognuno tirerebbe giustamente l'acqua al proprio mulino. Il Comitato non sta funzionando perché non produce realtà chiare che permettano l'accesso,
per esempio, alle fasce deboli, e non si sta preoccupando di consolidare la modalità tecnologica, consentendo l'utilizzo di varie piattaforme.
GIORGIO SEBASTIANO, Rappresentante di Adiconsum.
Ringrazio anch'io le Commissioni per averci convocato. Non ho capito bene per quale ragione quello che abbiamo detto debba essere visto come una lettura politica della transizione. Il digitale non è una questione politica e noi non attacchiamo nessuno, né difendiamo nessuno: cerchiamo semplicemente di fare gli interessi del consumatore, che siamo pur sempre noi, tutti noi, e soprattutto i nostri figli.
Noi non contestiamo questo provvedimento che, anzi, riteniamo vada nella giusta direzione. Diciamo semplicemente che il ministro Gentiloni ha fatto, secondo noi, una legge comprensibile più a questo Parlamento che all'esterno, perché uno dei problemi grossi è che ciò che si sta
discutendo in Parlamento e quello che sta avvenendo fuori sono cose totalmente diverse. Potremmo dire che la transizione al digitale ci sarà al di là di qualunque cosa il Parlamento faccia: se il Parlamento non farà niente, la transizione al digitale ci sarà comunque, solo che questa avverrà in maniera selvaggia. Riteniamo che il tentativo operato dal ministro Gentiloni sia il massimo comprensibile a questo Parlamento: ha tracciato delle linee guida utilizzando tutto un lavoro già fatto e che non si può o non si vuole buttare, portandolo verso un obiettivo.
Noi vi chiediamo, soprattutto, di non vederla con l’ottica della politica, di non vedere la cosa come un vantaggio che va a destra piuttosto che a sinistra, perché dalla transizione al digitale è tutto il sistema paese che ci guadagna o ci rimette.
Abbiamo chiesto solo delle cose in più: che vi sia una neutralità tecnologica vera e che quindi tutte le trasmissioni che attualmente si vedono in analogico si possano vedere in chiaro, da subito, sul satellite, perché esistono ancora delle zone dove l'analogico arriva male e dove il digitale terrestre non arriverà.
Abbiamo detto, che bisogna capire subito che il protocollo MPEG-2 per il digitale terrestre è sbagliato: in Francia sono passati subito all'MPEG-4. Se non operiamo subito questa transizione, più tempo aspettiamo e più danni faremo al Paese.
Queste non sono considerazioni di destra né di sinistra: o si fa o rimaniamo indietro.
Abbiamo chiesto semplicemente di partire il più presto possibile con la sperimentazione dell'alta definizione sul digitale terrestre, perché altrimenti, quando verranno liberate le frequenze, da qui al 2012, noi avremo un solo fornitore di digitale ad alta definizione che, senza dover fare alcuno sforzo, si ritroverà, alla fine, con un monopolio di fatto, consegnatogli gratuitamente.
Abbiamo affermato che non è giusto che chi gode di una posizione dominante sulla pay TV possa poi godere anche di introiti pubblicitari: se ha una posizione di vantaggio, potrebbe addirittura trovarsi nella possibilità di fare dumping pubblicitario, avendo due canali di entrata, mentre i competitori ne potrebbero avere uno solo.
Chi fa la pay TV deve quindi fare la pay TV e chi fa la televisione in chiaro farà la televisione in chiaro. Se poi chi fa la pay TV vuole aprire dei canali in chiaro, su quei canali potrà fare la pubblicità.
Abbiamo detto che il tetto del 45 per cento - a parte che su questa posizione abbiamo discusso molto, al nostro interno, e non siamo riusciti a capire se sia o meno la cosa migliore - è certamente molto vantaggioso per qualunque posizione, e che se avessimo voluto fare un vero tetto sarebbe forse stato più corretto fissarlo al 33 per cento.
Vorrei esprimere un'osservazione sui nostri figli e sulla televisione: si continua a parlarne, ma i nostri figli non guardano la televisione, i nostri figli guardano Internet, guardano MySpace, si passano i filmini con il Bluetooth e con i telefonini. Le persone che nel 2012 guarderanno la televisione lineare, con il telecomando, saranno dal 20 al 30 per cento in meno rispetto ad oggi.
Quando si parla del 45 per cento di una torta che, quindi, complessivamente si ridurrà, è importante capire che la trasmissione in broadcast e lineare è uno stagno che si andrà progressivamente riducendo. Noi abbiamo chiesto semplicemente di fare attenzione e di operare quei correttivi che permettano di guidare ad un digitale più vicino a quello che sarà la realtà.
| inviato da il 21/3/2007 alle 12:40 | |
16 marzo 2007
Convegno su Murdoch da non perdere
Ecco un convegno, anzi una giornata di studio, che vede l’adesione anche di Adiconsum, al quale occorre sicuramente partecipare. Il tema che tratteremo, discusso da competenti relatori, non si è mai dibattuto fino ad ora: mi riferisco all'impero di Murdoch e agli effetti della sua presenza in Italia.
Analizzare tutte le ripercussioni che provoca la presenza di questo editore in Italia è importante, soprattutto per chi ha a cuore lo sviluppo dell’informazione, dei contenuti culturali, dello sport, del cinema, del mercato dei contenuti audiovisivi e del rapporto con i consumatori.
Per questo vi chiedo di partecipare e pubblicizzare il convegno il più possibile.
MURDOCH. IL FINE GIUSTIFICA I MEDIA
Martedì 20 marzo 2007
presso la sede della FNSI – sala Walter Tobagi
Corso Vittorio Emanuele 349 - Roma
L’Associazione Stampa Romana, Comitato per un’Altra Tv, Demote, Informazione@Futuro, Megachip, Welfare della Comunicazione,
in collaborazione con Cooper Editore
promuovono una giornata di studio e testimonianze, dedicata all’Impero Multimediale della News Corp. di Rupert Murdoch e alla sua presenza in Italia.
Programma della giornata
(10:00 – 13:00 ) Relazioni su:
- L’effetto Murdoch nel futuro dell’editoria internazionale e nazionale di quotidiani e periodici
(Silvia Garambois – Segretario Generale dell’Associazione Stampa Romana)
- Il campionato italiano di calcio al tempo di Sky
(Virginia Filippi – Dir. Generale della Federazione Gioco Calcio)
- L’ingresso di Sky Italia nella nuova ricerca Auditel; il decoder unico e le restrizioni all’accesso per i canali satellitari in chiaro
(Massimo Mazzanti – Venice Channel)
- La presenza del Terzo Soggetto rilevante nel mercato delle risorse del sistema audiovisivo
(Marco Mele – Sole 24 Ore )
- Quanto vale la provincia Italia nell’Impero di Rupert Murdoch?
(Glauco Benigni – giornalista e scrittore)
- Lo stato del cinema italiano a 4 anni dall’arrivo di Murdoch : norme e finanziamenti
(Roberto Campagnano – La Repubblica)
Sky Italia e i suoi abbonati
(Mauro Vergari – Responsabile Settore Nuove Tecnologie Adiconsum)
Saranno presenti:
Fernando Bruno capo della Segreteria Tecnica del Ministero delle Comunicazioni; Tana de Zulueta presidente del Comitato per un’Altra Tv; Giulietto Chiesa presidente di Megachip; Danilo Giorni per Demote ;Lidia Ravera scrittrice; Paolo Butturini per il Welfare della Comunicazione; Alessandro Guarasci per Informazione@Futuro.
(15:00 – 19:00) Tavola rotonda: Sky, concorrenza e pluralismo
Glauco Benigni, autore di Apocalypse Murdoch (Cooper ed.), coordinerà una tavola rotonda con : Andrea Alicandro – Verdi; Sergio Bellucci – PRC; Roberto Cuillo – DS; Rodolfo De Laurentiis – UDC; Gianni Montesano – PDCI; Paolo Romani – Forza Italia; Roberto Natale per la FNSI.
In sala saranno presenti giornalisti italiani e stranieri, opinion makers , operatori del settore. Durante l’incontro saranno proiettate immagini tratte dal documentario Outfoxed: Rupert Murdoch’s War on Journalism di Robert Greenwald
Aderiscono all’organizzazione del Convegno : l’Adiconsum , il Quotidiano dello Spettacolo “OFF”
| inviato da il 16/3/2007 alle 22:42 | |
6 marzo 2007
SWITCH OFF: i consumatori di Cagliari protestano
Riporto, qui di seguito, un messaggio fra i tanti lasciati allo sportello on line di Adiconsum, dedicato ai cagliaritani che stanno vivendo sulla propria pelle la chiusura di due reti analogiche. La signora Marcella ha centrato uno dei problemi fondamentali , causati dallo switch off e che passa inosservato dalle Istituzioni. Mi riferisco ai costi obbligatori che i cittadini italiani devono sostenere per una evoluzione tecnologica imposta. NON SI RISOLVE TUTTO CON UN DECODER INCENTIVATO, occorre ben altro. E' necessario che il DDL Gentiloni sulla tansizione, preveda anche delle modalità che limitino i costi dei consumatori, prevedendo almeno delle deduzioni sulle tasse. Spero che si apra un dibattito sull'argomento e che non siano solo i consumatori a porre sul tavolo problemi reali.
La sig Marcella scrive: e va bene ho trovato una tignosa, ma lo sono anch'io. 1) non ci hanno obbligato a comprare le macchine con marmitta catalitica, tanto e vero che le vecchie circolano ancora tranquillamente, salvo quando c'e' il blocco del traffico, in alcune città del nord. 2)Se tu avessi una carrozza con il cavallo, nessuno ti impedirebbe di circolare in qualsiasi strada, a parte ricevere le imprecazioni di chi sta dietro di te. 3)Il frigorifero può essere a basso consumo, ma ho detto "PUO'" non "DEVE", infatti nessuno ti obbliga a comprarlo e se tu hai in casa un frigorifero vecchio di trent'anni nessuno può entrare in casa tua e dirti " adesso ne devi comprare uno nuovo!" come avviene adesso per il digitale.Evidentemente il fatto che qualcuno abbia più di un televisore ti da fastidio, non si capisce perche' , visto che come e' capitato nel mio caso ci sono voluti venticinque anni, prima di acquistarli, mentre i decoder li dovrei comprare tutti insieme per vedere la stessa identica cosa. Quindi non ti da fastidio che la nuova tecnologia ( intesa come spesa) sia scaricata completamente sulle spalle dei cittadini ? Io chiedo semplicemente di agire come è stato fatto negli altri paesi, cioe' si parte con le trasmissioni in digitale e chi lo vuole si compra le apparecchiature, quando nel tempo sara' diventata una tecnologia diffusa allora si puo' anche pensare di spegnere il segnale analogico, solo dopo aver visto un qualche interesse del consumatore, non PRIMA!!!! Oggi , per esempio, chi e' che comprerebbe un televisore in bianco e nero? Ma trent'anni fa non ci hanno "OBBLIGATO" a comprarlo!!!! Mi sembra così semplice.
| inviato da il 6/3/2007 alle 12:39 | |
1 marzo 2007
Cagliari: switch off senza neutralità tecnologica, con costi per i consumatori e tecnologia antiquata

Partiti!!!!! Cagliari e provincia è il territorio nazionale più avanzato tecnologicamente per quanto riguarda la televisione, infatti RAI 2 e RETE 4 sono visibili solo in digitale.
La transizione dall’analogico digitale è veramente iniziata. Ora diventa necessario capire se i cittadini sono soddisfatti, per correttezza occorre riconoscere che non si è arrivati impreparati alla gestione di questo switch off, lo confermano le moltissime ore di lavoro e di confronto che si sono svolte all’interno del CNID (Comitato Nazionale Italia Digitale). Nonostante la fretta che era meglio non avere, si è cercato di assistere sufficientemente i cittadini Cagliaritani affinché lo spegnimento di due reti analogiche provocasse pochi problemi, le prossime ore ci faranno capire come in realtà stanno funzionando le cose. Tutti abbiamo bisogno di acquisire dati, perché Cagliari sperimenta a nome di tutti gli italiani e proprio per questo
Adiconsum ha attivato lo "sportello tv digitale" attraverso il quale i telespettatori sardi potranno segnalare eventuali problemi relativi alla ricezione, copertura, decoder, impiantistica, e tutto ciò che non funziona. Le segnalazioni, che tutti potranno leggere sul sito www.adiconsum.it saranno utili per migliorare i prossimi switch-off previsti sul territorio nazionale. Naturalmente l’Adiconsum di Cagliari si preoccuperà anche di risolvere i problemi che possono trovare soluzione nell'immediato collaborando con le istituzioni locali.
Tutto rose e fiori quindi? Assolutamente no! Lo switch off, purtroppo è avvenuto in assenza di neutralità tecnologica, con costi per i consumatori. sono ancora troppo alti e con un DTT troppo antiquato.
Sul satellite ancora non è possibile vedere completamente in chiaro i canali nazionali trasmessi in analogico e conseguentemente RAI 2 e RETE 4 sono visibili a Cagliari solo con decoder digitale terrestre. Perché i possessori di decoder satellitari devo essere costretti a comprare anche un decoder DTT per garantirsi la visione dei canali spenti in analogico? Perché non viene data la possibilità, al consumatore, di scegliere liberamente la piattaforma trasmissiva? Perché la neutralità tecnologica è solo teorica ma in pratica non ci sono decoder satellitari che usufruiscono dell’incentivo? Sono domande che abbiamo da molto tempo fatto al Ministro Gentiloni (lettera scritta a novembre 2006 ancora priva di risposta) e al CNID. Ci è stato risposto che esiste la volontà politica ma occorre risolvere alcuni problemi tecnici che richiedono tempo. Il Segretario generale del Ministero Delle Comunicazioni, Marcello Fiori, nell’ultima riunione dell’area assistenza ai consumatori del CNID (alla quale partecipo) si è impegnato personalmente a garantire la neutralità tecnologica facendo proprie le richieste di Adiconsum, vogliamo crederci. Adiconsum ha però chiesto impegni scritti che stabiliscano una data precisa dalla quale tutti i canali nazionali trasmessi in analogico si vedano, completamene in chiaro sul digitale satellitare. Siamo ancora in attesa.
I costi che devono sostenere i consumatori sono ancora troppo alti: non bastano gli incentivi, ogni famiglia ha più televisori e dovrà comprare senza contributo statale altri decoder; in molti cosi occorre sistemare l’impianto televisivo per adeguarlo al digitale e non è stato previsto uno sgravio fiscale ne tantomeno un legge che regolamenti l’impiantistica.
E’ incomprensibile la scelta, fatta in finanziaria, di incentivare solo decoder dotati di interattività, penalizzando cosi i meno costosi zapper e i decoder satellitari.
L’attuale DTT, inoltre, è antiquato tecnologicamente. Non permette l’Alta definizione e come abbiamo indicato alla commissione competente della Camera dei Deputati, la legge che regolamenta la transizione al digitale non può far finta che l’alta definizione non esiste. Si costringerebbe il Paese a fare uno grosso sforzo per adeguarsi verso una tecnologia gia superata.
Come potete comprendere il lavoro non manca e ancora molto occorre fare per arrivare al 2012 con una corretta transizione al digitale.
| inviato da il 1/3/2007 alle 11:6 | |
15 febbraio 2007
Contratto RAI: Il parlamento accoglie le richieste dei consumatori, ora tocca a Gentiloni.

E' stata dura, ha richiesto molta fatica e tanti documenti da scrivere, ma ne è valsa la pena. La commissione bicamerale di vigilanza RAI ha approvato il nuovo contratto di servizio RAI per il triennio 2007/2009 , apportando quelle modifiche necessaria a ristabilire i diritti degli utenti presenti nella bozza della prima stesura del contratto di Servizio RAI. e successivamente negati. Permettetemi di usare un’altra volta la parola VITTORIA!!!!!! Sembra che in quest’ultimo periodo i consumatori vengono ascoltati e soprattutto ottengono (vedi DL Bersani 1 e 2). Era da molto che non accadeva. Sicuramente è più gratificante lavorare ottenendo anche dei risultati, e se i risultati sono per molti la soddisfazione è maggiore.
Vediamo in breve come il Parlamento ha modificato il Contratto RAI:
FINALMENTE IL SERVIZIO PUBBLICO E’ GARANTITO IN CHIARO ANCHE SU SATELLITE E CAVO.
L’articolo 31, al comma 1 viene così sostituito: «Al fine di garantire l'effettiva universalità del servizio pubblico radiotelevisivo la RAI assicura agli utenti in regola con il pagamento del canone di abbonamento, e che sono impossibilitati a ricevere il segnale RAI terrestre, l'accesso gratuito all'intera programmazione RAI diffusa sulle reti analogiche in forma non codificata e trasmessa in simulcast via satellite e via cavo».
FINALMENTE I CONTENUTI RAI SARANNO LIBERI E GRATUITI SU INTERNET NEL RISPETTO DELLA NEUTRALITA’ TECNOLOGICA. All'articolo 6, comma3, sostituire la lettera b) con la seguente: «b) rendere disponibili, nel rispetto dei diritti dei terzi, i contenuti radiotelevisivi trasmessi nell'ambito dell'offerta televisiva e radiofonica di cui agli articoli 4, comma 1, e 5 direttamente dal portale RAI.IT agli utenti che si collegano attraverso internet dal territorio nazionale e risultano in regola con il pagamento del canone di abbonamento Rai, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica»; All'articolo 6, comma 3, sostituire la lettera e) con la seguente: «e) Offrire all'utenza la possibilità di scaricare, modificare e ridistribuire via internet i contenuti radiotelevisivi prodotti dalla Rai mediante proventi dei canoni di abbonamento. All'articolo 14, inserire in fine il seguente comma: «3. La RAI dovrà mettere progressivamente a disposizione, anche gratuitamente, il proprio archivio direttamente dal portale RAI.IT e consentire, agli utenti che si collegano attraverso internet dal territorio nazionale e risultano in regola con il pagamento del canone di abbonamento Rai, di accedere, nella massima misura possibile, tenuto conto dei legittimi diritti della Rai e dei terzi, ai contenuti dell'archivio Rai».
IL COMITATO CHE CONTROLLA L’APPLICAZIONE DEL CONTRATTO RAI E’ SOTTO IL COPNTRAOLLO DEL MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI. All'articolo 3, comma 8, sostituire le parole: «un comitato scientifico composto da sei membri, scelti tra personalità di notoria indipendenza di giudizio e di indiscussa professionalità, di cui tre designati dalla Rai ed uno designato dal Consiglio Nazionale degli Utenti, uno designato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e uno designato dal Ministero» con le seguenti: «un comitato scientifico composto da sei membri, scelti tra personalità di notoria indipendenza di giudizio e di indiscussa professionalità, di cui tre designati dalla Rai, uno designato dal Consiglio Nazionale degli Utenti, uno designato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e uno designato dal Ministero (con funzioni di Presidente del Comitato). Il Comitato delibera con il voto della maggioranza dei suoi componenti. In caso di parità decide il voto del Presidente del Comitato.».
Le decisioni prese in merito alla commissione di controllo non corrispondono completamente a quanto avevamo richiesto, ma almeno ora il potere decisionale pende verso il Ministero delle Comunicazioni e non verso la RAI.
Ora tutto dipende dal Ministro Gentiloni e dalla RAI che devono porre la parola fine alla vicenda firmando il nuovo contratto, comprensivo degli emendamenti apportati dal Parlamento. In linea teorica potrebbero anche non tenerne conto e lasciare il contratto così com’è, un’eventualità che non voglio assolutamente considerare. Oggi, come spero ognuno di voi, sono soddisfatto e non posso immaginare un Ministro ed una RAI insensibile al Parlamento e ai consumatori.
| inviato da il 15/2/2007 alle 12:58 | |
9 febbraio 2007
SKY onnipotente
SKY è il satellite dio tuo:
1. Non avrai altro contenuto digitale all’infuori di SKY vedi Vodafone, Tre, Alice, Fastweb 2. Non nominare il nome di SKY invano atrimenti mi innervosisco e... 3. Ricordati di utilizzare solo decoder di SKY gli altri sono praticamente inutili 4. Onora il contratto e le sue regole se vuoi vedere SKY devi fare come dico io, Bersani non so chi è 5. Non uccidere il suo monopolio e per questo che ti dico che non esiste 6. Non commettere atti di libera scelta solo con SKY e basta, solo con il mio decoder, solo con il mio tv, solo con la mia HD
7. Non rubare i suoi contenuti altrimenti faccio chiudere qualsiasi sito internet anche nel mondo 8. Non dire false lamentele verso SKY Siamo perfetti perchè lamentarsi? 9. Non desiderare i contenuti digitali d’altri tanto tutti li chiedono solo a noi 10. Non desiderare la roba d’altri, usa solo SKY tested se SKY vuoi vedere solo i tv da me scelti devi usare
| inviato da il 9/2/2007 alle 10:49 | |
7 febbraio 2007
SKY: AUMENTI, LAMENTELE, PUBBLICITA’ INGANNEVOLE, ORA IL CONSUMATORE PUO’DIRE BASTA
Finalmente una liberalizzazione che darà libertà, a tutti gli abbonati stufi di SKY, di recedere dal contratto. Vi garantisco che non sono pochi, i consumatori che vogliono abbandonare la pay tv satellitare, al PRONTO SOCCORSO SKY sul sito dell' Adiconsum giungono lamentele tutti i giorni, potete leggerle, sono, ormai oltre 300. Ora le aziende dovranno cambiare metodo se vogliono trattenere la clintela, dovranno coccolarla altrimenti addio....si cambia. Per saperne di piu potete leggere l'articolo all'indirizzo: http://www.adiconsum.it/index.php?pagina=notizia&idarticolo=114&categoria=7
| inviato da il 7/2/2007 alle 0:8 | |
27 gennaio 2007
DIBATTITO SULLE LIBERALIZZAZIONI
Vorrei stimolare il dibattito sul decreto Bersani riportando quanto Alessandro Longo, giornalista di tecnologia, scrive nel suo blog. Di seguito troverete anche un mio commento, non limitatevi a leggere, aggiungete anche le vostre idee!!!!!
"A me questo decreto sa molto di demagogico, almeno per le cose che riguardano le tlc. Sono temi su cui l’Autorità Garante tlc stava già per deliberare e comuqnue spetta a lei; il decreto impone cose inattuabili alla luce dell’attuale scenario delle regole. Prendiamo la presunta abolizione dei contratti annuali in voce e adsl, su cui leggo tanto tripudio in rete. Già adesso si può disdire in ogni momento, ma si paga la penale, per esempio i mesi restanti del canone Adsl. Il decreto abolisce la penale? Solo per quei costi non giustificati da costi subiti dagli operatori- si legge. Ebbene, quelli degli operatori alternativi sono giustificati: versano costi una tantum a Telecom, per ogni linea conquistata. Poi si rifanno appunto nell’ambito di quei 12 mesi di contratto. Né possono cambiare i contratti Telecom, se quelli degli alternativi continuano a subire queste penali. Non sarebbe equilibrato per la concorrenza. Perché qualcosa cambi davvero, deve cambiare tutta l’impalcatura delle regole, da monte a valle; è inutile riferirsi ai soli vincoli operatore-utente. E per questo motivo bisogna che Agcom si attivi."
Il mio Commento:
Non posso non intervenire sulla questione. Sul mio blog ho manifestato soddisfazione per quanto ha deliberato il governo, soprattutto in merito all’opportunità offerta ai consumatori di rompere un contratto quando vogliono. NON E’ DEMAGOGIA! E’ la volontà di ripristinare giustizia. Il mercato se è libero deve dare spazio alla concorrenza e c’è concorrenza vera se il potere di determinare i movimenti di mercato sono in mano UNICAMENTE al consumatore. In Italia non è così, le aziende sono le più tutelate, i loro interessi sono al primo posto e sono sempre le stesse aziende che decidono che tipo di diritti deve avere il consumatore. Un cappio insomma. Le aziende poverine hanno investito tanti soldi? Soffrono di cattive regolamentazioni? Devono rientrare dei loro investimenti? Tutto giusto ovviamente. Ma allora dobbiamo anche tener conto del reddito delle famiglie, di quei consumatori che pagano servizi non richiesti, oppure che hanno acquistato connessioni internet a velocità inesistenti, per non parlare di chi rimane abbonato a pay tv che aumentano il canone a loro piacimento, tanto per 12 mesi sei incastrato? Questo è ciò che vogliamo? Alessandro informati, oggi non si può disdire un bel cavolo!!!!! Devi pagare tanti soldi per toglierti di torno un' azienda che ti offre ciò che non vuoi. Bella giustizia. Perchè i giornalisti non si fanno un giro agli spostelli delle associazioni consumatori, TUTTI I GIORNI GREMITI DI CENTINAIA CITTADINI CHE CHIEDONO GIUSTIZIA E AIUTO? Allora non parliamo di demagogia per favore. Anzi è ancora poco ciò che si fa. Purtroppo si discute su un provvedimento del quale non si è ancora letto il decreto, (DECRETO LEGGE IMMEDIATAMENTE OPERATIVO) speriamo che non accada come al solito, che basta una virgola per annullare i diritti. Le aziende devono capire che qualsiasi regola si applica deve partire dal diritto del consumatore e poi di conseguenza va regolato diritto delle imprese. L’Agcom purtroppo non applica tale principio, qualsiasi decisione che prende aspetta sempre che siano in accordo le aziende. Questo è secondo voi il compito di un’ autorità che deve garantire???? Un piccolo esempio. E’ circa un anno che esiste un tavolo per realizzare una delibera che permetta con facilità il passaggio da un operatore all’altro, bene, dopo un anno di discussione ancora non si trova un accordo e ancora non c’è una delibera. Ecco perchè arriva la politica con il governo a dire basta! Agcom tu non fai??? Allora le direttive le faccio io. Per decreto sparisce la tassa sulle ricariche e ora sai come fare la delibera. E’ dal 2004 che chiediamo un provvedimento. Alessadro mi spiace non essere in accordo con te, le regole vanno fatte ma partendo dal basso, ovvero garantendo solo il diritto dei consumatori che finalmente potranno dterminare chi è vincente nel mercato. I consumatori non vanno trattenuti per contratto ma per l’efficienza e l’attenzione verso i clienti che un azienda dimostra. Scusa lo sfogo che sicuramente comprenderai, visto le tue alte qualità professionali.
| inviato da il 27/1/2007 alle 14:38 | |
26 gennaio 2007
Giorno di festa per i consumatori
 PAY TV, INTERNET, TELEFONIA: FINALMENTE IL CONSUMATORE HA LIBERTA’ DI SCELTA.
Il governo ha deciso: libertà di "recedere o trasferire" senza "vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze tecniche o spese non giustificate da costi degli operatori" i "contratti stipulati per adesione con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazioni elettronica". Gli attuali contratti dovranno pertanto tenerne conto ed essere adeguati entro 60 giorni.
Ora è vera concorrenza. Con le nuove norme approvate dal Governo, il consumatore diventa libero di recedere o trasferire un contratto che lo lega ad una tv a pagamento o ad un fornitore di connessione ad internet o ad una compagnia telefonica. Può sembrare una piccola libertà, eppure è una rivoluzione. Finalmente il consumatore è libero di spostarsi da un operatore all’altro senza vincoli, creando le condizioni per una vera concorrenza fra le imprese che non potranno più trattenere l’utente insoddisfatto. Tantissimi consumatori chiedevano ai sportelli delle associazioni consumatori come fare per liberarsi di un servizio insoddisfacente o diventato troppo oneroso, rispondevamo che non era facile riuscirci perché la maggior parte dei contratti impedivano il recesso dal contratto costringendo ad intraprendere le vie legali.
Finalmente aria nuova. Quando il costo della pay tv diventa troppo alto, quando la connessione ADSL per collegarmi ad internet è lentissima, quando la compagnia telefonica mi fattura un servizio non richiesto, posso, immediatamente, cambiare azienda o scegliere di non avere più il servizio. Il mercato torna in mano al consumatore che con libere scelte determinerà la qualità delle aziende.
Grazie a questo nuovo provvedimento anche le varie carte dei servizi, realizzate su insistenza delle associazioni consumatori, diventano un vero valore aggiunto. Fino ad ora le garanzie riportate in queste carte erano vanificate dal fatto che, in ogni caso, il consumatore, vincolato all’aziende almeno per un anno, per ottenere il loro rispetto doveva attivare un contenzioso, ora può sciogliere il contratto.
Credo che le aziende di TLC non faranno i salti di gioia per questo nuovo provvedimento, dovranno cambiare le loro strategie, innalzando la qualità e abbandonando le false promesse pubblicitarie.
Occorrerà vigilare, come al solito, per impedire eventuali interpretazioni delle norme a sfavore dei consumatori ma almeno per oggi possiamo gioire.
| inviato da il 26/1/2007 alle 10:1 | |
24 gennaio 2007
il documento diffuso alla conferenza stampa di Adiconsum sul contratto RAI
Roma 23 gennaio 2007
Conferenza stampa Adiconsum
RAI: contratto di servizio, canone, avvio switch-off in Sardegna Cosa chiedono e cosa contestano gli utenti. Le proposte di Adiconsum
Note di Paolo Landi – Segretario Generale
- Il Contratto di servizio
- L’aumento del canone
- Lo switch-off di Rai 2 per Sardegna
1. ADICONSUM/RAI
Adiconsum ritiene che anche in futuro la Rai debba continuare a svolgere un ruolo centrale nell’informazione e di servizio pubblico universale.
Le denunce e le proposte seguenti hanno il fine di salvaguardare questo ruolo e di meglio qualificare il servizio pubblico universale.
2. Aumento del Canone e contratto di servizio Rai
Adiconsum ha apprezzato l’impegno del Ministro Gentiloni per la consultazione realizzata sul nuovo contratto di servizio RAI.
Adiconsum ha partecipato, indicando proposte, priorità, frutto della propria esperienza e dei contatti con gli utenti.
Il testo del Contratto di servizio pubblicato sul sito del Governo (www.governo.it) (solo successivamente abbiano saputo che era una bozza redatta dal Ministero da sottoporre alla RAI per l’approvazione), recepiva molte delle nostre indicazioni e per questo che abbiamo giudicato il contenuto di quel testo positivo, tanto da giustificare gli aumenti del canone come una esigenza per attuare quei contenuti e migliorare la qualità del servizio.
Il testo del contratto di servizio trasmesso dal Ministro alla Commissione di Vigilanza non rispecchia più quei contenuti presenti nella prima bozza e un attento confronto tra i 2 documenti, che Adiconsum ha pubblicato sul proprio sito, evidenzia che nel testo negoziato da Ministro e RAI non erano state apportate modifiche marginali, bensì ci trovavamo di fronte ad uno stravolgimento o “annacquamento” di contenuti rilevanti ai fini di una Rai-Servizio Universale. E’ inevitabile il confronto fra i due testi che dimostra la volontà di alcuni di non far evolvere il ruolo della RAI per ben altri 3 anni, situazione non accettabile dagli utenti che pagano il canone e che hanno diritto quindi ad un contratto che garantisca impegni precisi e non un’elencazione generica di propositi.
3. Adiconsum e Commissione di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi
Abbiamo trasmesso alla Commissione di Vigilanza le note Adiconsum sulle modifiche apportate e abbiamo chiesto di non approvare questo Contratto di servizio; più precisamente di subordinare l’approvazione alla reintroduzione dei contenuti precedenti.
Le modifiche apportate non si giustificano, né per ragioni politiche, né per ragioni di carattere economico, ma semplicemente per una scelta di Rai sempre più commerciale e sempre meno servizio universale
4. Quali le modifiche peggiorative e/o gli stravolgimenti apportati al testo pubblicato sul sito del Governo rispetto a quello inviato alla Commissione parlamentare
Il nuovo testo, è notevolmente peggiorativo per l'utenza, sia rispetto alle garanzie sulla qualità del servizio, sia sul fronte delle innovazioni previste.
L'analisi dei due testi evidenzia le interferenze che hanno ridimensionato gli impegni relativi al servizio universale, al sociale, ai minori, all'handicap.
In particolare:
Satellite
Nel contratto in discussione occorre evidenziare con chiarezza che i 3 canali generalisti della RAI sono da intendersi sevizio pubblico su qualsiasi piattaforma, compreso ovviamente il satellite. È noto, infatti, che una parte del Paese ha nel satellite l'unico modo per ricevere i programmi Rai. La neutralità tecnologica e il passaggio al digitale, inoltre, impongono la garanzia di fornire il servizio universale oltre che in analogico anche in digitale La criptazione di alcune trasmissioni, specie in prima serata, spesso però vanifica questa scelta tecnologica a meno che non ci si abboni a Sky. Occorre obbligare (come previsto dalla prima bozza del contratto) la Rai a trasmettere, ai cittadini in regola con il canone, in chiaro, tutte le trasmissioni delle reti generaliste (Raiuno, Raidue, Raitre), dare l'accesso all'intera programmazione RAI, in forma non codificata. Nel testo del contratto si dice "La Rai si impegna a verificare ....". mentre occorre modificare in:"La RAI assicura gli utenti” (come era indicato nella prima stesura del contratto) altrimenti per i prossimi tre anni il servizio universale sul satellite sarà assicurato da Sky. Murdock ringrazia.
Handicap
Nel precedente testo vi erano precisi vincoli per garantire con puntualità monitorabile le trasmissioni rivolte a queste fasce di utenti, sia sulle reti generaliste, sia sul web. Sul nuovo testo tutto si annacqua o sparisce: "La Rai si impegna a trasmettere ogni giorno una edizione del Tg condotta nella lingua dei segni" viene posticipata di 18 mesi (su un contratto triennale) e scompare la dicitura "ogni giorno" oltre a limitare l'offerta alle reti "terrestri". Le offerte specifiche per i disabili vedono passare l'incremento del volume ad un irrisorio 10%, in confronto al contratto del precedente triennio, peccato che la prima bozza prevedeva il 20%. Il presente contratto non prevede l'obbligo di "adattare il proprio portale internet ai parametri di accessibilità indicati dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 e successive integrazioni".
Qualità
Positiva è la decisione di istituire un comitato di controllo sulla qualità dei programmi attuati dalla Rai.
La composizione prevede una rappresentanza della stessa Rai al 50% (3 su 6). Di fatto è la Rai che controlla se stessa.
Occorre ripristinare quanto previsto dalle linee guida dell’Agcom (recepite nella prima bozza) cioè prevedere un comitato di 7 membri, rappresentanti dell’utenza, dell’Agcom e del ministero dove i controllori siano in maggioranza rispetto ai controllati
Offerta multimediale e Rete
In merito all’offerta multimediale, l’art 6, pur tentando di valorizzare i contenuti prodotti dalla RAI offrendone l’innovativa diffusione attraverso varie piattaforme soprattutto in banda larga, non permette ai cittadini che attraverso il canone li hanno finanziati, di utilizzare liberamente e totalmente i contenuti, liberati da ogni diritto. In tal modo si permette alla RAI di sfruttarli commercialmente, rivendendoli agli stessi utenti. Tale processo si evidenzia confrontando il testo approvato dalla RAI con quello proposto dal Ministero delle comunicazioni infatti:
a) sparisce il vincolo a produrre contenuti specifici per la rete, divenuti "personalizzati";
b) sparisce "l'impegno a rispettare i criteri di accessibilità ed usabilità, secondo i criteri coerenti con quanto specificato dal consorzio W3C", l'unico vero standard internazionale riconosciuto il cui logo fa bella mostra proprio sul sito del Governo;
c) sparisce "rendere disponibile sui siti Rai "tutti" i contenuti radiotelevisivi trasmessi nell'ambito dell'offerta radiotelevisiva", "ridotti a una "adeguata selezione";
d) sparisce l'obbligo della messa in rete "non appena terminata la trasmissione di tali contenuti", annacquata in un generico "successivamente”;
e) eliminato l'offrire all'utenza "nell'ambito della licenza Creative Commons", la possibilità di scaricare tutti i contenuti prodotti dalla Rai, e introduzione de "l'uso delle più opportune tecnologie al fine di evitare indebiti utilizzi da parte degli utenti". Di fatto: il Drm;
f) sostituito "sviluppare interfacce tecnologiche per la diffusione dei contenuti del portale RAI" con "analizzare lo sviluppo di interfacce..." ed è stato abolito qualsiasi riferimento ai supporti diversi dal pc come Pda, telefonini, consolle, etc.;
g) eliminato il comma che prevedeva di "offrire a tutti i siti web, che si impegnino a rispettare l¹integrità dei contenuti e la restrizione dell’accesso a tali contenuti nell¹ambito del territorio nazionale, la possibilità di distribuire tutti i contenuti presenti sul portale RAI.IT".
L'unico impegno vincolante e più stringente rispetto alla prima versione è quello dell'informazione parlamentare. In questo caso la Rai "diffonde", e non "si impegna a diffondere", le trasmissioni della rete parlamentare via internet e via satellite.
Radio
a) È nota a tutti la difficoltà nel ricevere i canali radio, disturbati o coperti da radio private. Nella prima stesura vi era l'obbligo di garantire la copertura del segnale. Nella nuova l'impegno viene annullato da un "salvo implicazioni di interferenzialità";
Il passaggio al digitale passa da un "si impegna ad accelerare lo sviluppo della diffusione
radiofonica in tecnica digitale ad "è tenuta a verificare". Di fatto, nessun obbligo.
Con queste lacune e mancanze d’ impegno, il contratto rinvia di altri 3 anni la risoluzione delle gravi problematiche legate alla pessima ricezione del servizio radiofonico che trovano la loro soluzione nel passaggio dalla radiofonia analogica a quella digitale. Il contratto in esame parla ancora, in modo anacronistico di sperimentazione della radio digitale, costringendo il nostro Paese in un’arretratezza tecnologica assente negli altri paesi Europei.
Il contratto deve prevedere tempi certi per il passaggio alla radio digitale.
Offerta televisiva
I vincoli e gli impegni relativi ai minori, handicappati, ecc dell'offerta televisiva sono ristretti alle sole reti generaliste terrestri.
Nella prima stesura del contratto, correttamente, venivano indicate tutte le piattaforme analogiche e digitali, dal satellite alla Rete.
Minori
La tutela dei minori viene garantita solo sulle reti generaliste terrestri, il controllo viene affidato ad un comitato composto in maggioranza da i rappresentanti delle Reti (pubbliche e private), mentre i rappresentanti dei genitori e dell'utenza in generale, sono in forte minoranza. Anche qui, il controllato diventa il controllore di se stesso.
N.B. A giustificazione di questa “nuova” versione del contratto di Servizio si è addotto il problema delle risorse!! Allora parliamo anche di questo!!!
5. L’aumento del canone per pagare una sanzione di 15,5 milioni di euro per un atto illegittimo del C.d.A.
Ai cittadini è stato chiesto un aumento del canone per qualificare e migliorare i servizi della RAI . L’aumento complessivo delle entrate è stimato in circa 30/40milioni di euro.
Queste risorse non possono e non devono essere destinate a pagare sanzioni per atti illegittimi commessi da C.d.A..
La multa, comminata dall’Autorità delle Comunicazioni alla Rai, per non avere palesemente rispettato le norme di incompatibilità nella nomina del Direttore Generale precedente, ammonta a 15,5milioni di euro, interessi inclusi.
Una ulteriore sanzione, di pari importo, rischia di aggiungersi per la successiva decisione del C.d. A in merito alla collocazione e all’appannaggio dello stesso direttore generale (decisione poi modificata).
In altre parole circa metà dell’aumento del canone è già stato utilizzato a questo fine e un ulteriore terzo rischia di aggiungersi.
Adiconsum ritiene che decisioni illegittime del C.d.A non possono e non debbono ricadere sull’aumento del canone chiesto ai cittadini.
Adiconsum ha allo studio un’azione inibitoria nei confronti della Rai sull’ipotesi di uno stravolgimento delle finalità sull’uso delle risorse de canone.
Adiconsum chiede al Ministro di avviare un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori sui costi relativi alle decisioni illegittime.
La Commissione Parlamentare di Vigilanza su Servizi Radiotelevisivi, riteniamo debba discutere anche di questo grave problema e fornire allo stesso Ministro concrete indicazioni
6. Lo switch-off e il passaggio sul digitale di rete 2 , di rete 4 e MTV
ITALIA DIGITALE ha deciso che per il 1 marzo, a Cagliari e provincia, 3 reti televisive nazionali (RAI 2- RETE 4 – MTV) trasmetteranno solo in digitale, spegnendo per la prima volta le trasmissioni analogiche.
Per garantire la visione a tutti gli utenti di quel territorio è necessario che le reti televisive scelte per la trasmissione in digitale siano visibili attraverso tutte le piattaforme digitali (terrestre, satellite. IPTV) nel rispetto della neutralità tecnologica.
La visione da satellite diventa indispensabile per due motivi fondamentali:
1) il protocollo firmato fra regione Sardegna e Ministero Comunicazioni prevede che la chiusura dell’analogico può avvenire solo se l’ 80% delle famiglie può ricevere la tv digitale (satellite e terrestre insieme)
2) Il satellite garantisce che il segnale digitale copra il 100%del territorio, garantendo la visione anche dove il segnale digitale terrestre non fosse presente.
Mancando una decisione di ITALIA DIGITALE (richiesta al Ministro Gentiloni da Adiconsum a novembre 2006) che obblighi la trasmissione su satellite, (senza oscuramenti come avviene oggi) delle reti nazionali trasmesse in analogico, diventa fondamentale che il contratto di servizio RAI GARANTISCA in chiaro i 3 canali RAI sullo satellite, ma nel contratto in discussione non c’è traccia di tale garanzia. La conseguenza più grave è che i canali rai sono visibili solo dagli abbonati a SKY. A Cagliari quindi Rai2 sarà possibile vederla, su satellite, solo tramite SKY. Tutto ciò significa che la garanzia di ricevimento del servizio universale per la rete2 viene delegata a SKY, in altre parole in aggiunta al canone RAI occorre pagare un secondo canone a SKY o comprare un altro decoder, quello terrestre. SKY ringrazia con un aumento dell’abbonamento da 1 febbraio di 2 euro, ma gli utenti si chiedono chi è responsabile di questa intesa?
7. In conclusione
Per Adiconsum il pagamento del canone deve significare il diritto :
- a ricevere le trasmissione in chiaro di tutti i programmi delle reti RAI su tutte le piattaforme tecnologiche così come previsto dal servizio universale
- al ripristino degli impegni e delle garanzie previste nel primo documento riferite sia al satellite in chiaro, al potenziamento delle frequenze radio, ai minori e handicappati, internet, ecc.
- all’impegno del Governo ad un’azione di responsabilità nei confronti del C.d.A. per garantire che l’aumento del canone sia destinato al miglioramento del servizio e non a coprire atti illegittimi.
- che sia realizzata una adeguata informazione ai cittadini della Sardegna e soprattutto che siano trasmessi in chiaro i programmi di RA2 sul satellite per evitare una interruzione del servizio universale per un 30/50% della popolazione (non ci risulta che siano stati fatti studi aggiornati in merito)
- sulle Commissioni per la tutela dei minori e sulla qualità del servizio sia data una adeguata rappresentanza alle Associazioni Consumatori e al Consiglio degli Utenti (CNU)
Questi sono gli impegni che erano nella prima versione del contratto di Servizio RAI e non capiamo le ragioni per le quali sono stati abbandonati e/o stravolti
Nota sul digitale
Abbiamo contrastato la scelta del Ministro Gasparri di privilegiare esclusivamente la tecnologia del Digitale terrestre.
Adiconsum ritiene che per il passaggio al Digitale si debba operare su tute le tecnologie: satellitare, terrestre, via cavo. Questa è anche la scelta della Commissione Europea quando parla di “neutralità tecnologica” .
Questa è la scelta seguita anche dagli altri Paesi Europei di garantire il digitale attraverso queste tecnologie che, fra l’altro, sono anche meno costose del Digitale Terrestre.
Per l’Itali invece le scelte sembrano essere diverse, anche da parte del Governo Prodi e del Ministro Gentiloni e cioè:
- Il Digitale Satellitare viene penalizzato poiché non sono garantiti in chiaro tutti i programmi della RAI. Il consumatore è costretto a ricorrere ad una TV a pagamento (SKY)
- Digitale via cavo. Anche in questo caso se il consumatore vuole vedere le reti RAI di servizio universale è costretto a ricorrere ad un diverso operatore, ma sempre a pagamento (FastWeb)
- Viene preferita una politica commerciale a quella di servizio universale permettendo alla RAI di fare profittò rivendendo la trasmissione delle 3 reti generaliste ad altre piattaforme digitali (come IPTV e DVBH).
- Sul digitale terrestre che ha richiesto e richiede notevoli investimenti, non potrà garantire da solo, né oggi , né domani il servizio universale a chi ha pagato un canone
Per questo Adiconsum ribadisce la scelta sulla neutralità tecnologica che valorizzi tutte le piattaforme tecnologiche disponibili garantendo la libertà di scelta del consumatore.
Invito al Ministro e alla RAI a riconsiderare le scelte:
Auspichiamo che il dibattito al Parlamento e fra i cittadini porti a scelte nuove, in assenza di ciò dovremmo valutare e decidere possibili azioni giuridiche sull’uso distorto delle risorse derivanti dal canone di abbonamento, sulla non garanzia a tutti e di tutti i programmi del servizio universale, nonché i lacci e laccioli alla neutralità tecnologica.
| inviato da il 24/1/2007 alle 22:29 | |
13 gennaio 2007
STRAVOLTO IL CONTRATTO DI SERVIZIO RAI
Stravolto il contratto di servizio della Rai
Roma, 13-01-2007
Paolo Landi: "Adiconsum ha preso atto, con incredulità e sorpresa, che il testo relativo il nuovo Contratto di Servizio tra Rai e lo Stato presentato alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai non è più il testo distribuito in precedenza e pubblicato sui siti del Governo sino a una settimana fa e ora non più disponibile alla cittadinanza. Vedere il buon risultato dell'innovativa metodologia di lavoro svolta dal Ministro Gentiloni in collaborazione con tutti i settori della società civile, azzerato da quello che è un vero e proprio blitz degli interessi di lobby, vede crollare quel castello di fiducia e credibilità che il ministro era riuscito a costruire. Evidentemente le pressioni dei pochi si sono rivelate più forti delle esigenze dei molti, e delle sue stesse convinzioni."
Il nuovo testo, è notevolmente peggiorativo per l'utenza, sia rispetto alle garanzie sulla qualità del servizio, sia sul fronte delle innovazioni previste. L'analisi dei due testi evidenzia le interferenze che hanno ridimensionato gli impegni relativi al servizio universale, al sociale, ai minori, all'handicap. In particolare:
1. Satellite È noto che una parte del Paese ha nel satellite l'unico modo per ricevere i programmi Rai. La criptazione di alcune trasmissioni, specie in prima serata, spesso però vanifica questa scelta tecnologica a meno che non ci si abboni a Sky. La prima stesura, correttamente, obbligava la Rai a trasmettere in chiaro tutte le trasmissioni trasmesse dalle reti generaliste (Raiuno, Raidue, Raitre): "La RAI assicura gli utenti (...) l'accesso all'intera programmazione RAI (...) in forma non codificata. Nel nuovo testo diventa "La Rai si impegna a verificare ....". Di fatto la garanzia è sparita. Per i prossimi tre anni quindi, il servizio universale sul satellite sarà assicurato da Sky. Murdock ringrazia.
2. Handicap Nel precedente testo vi erano precisi vincoli per garantire con puntualità monitorabile le trasmissioni rivolte a queste fasce di utenti, sia sulle reti generaliste, sia sul web. Sul nuovo testo tutto si annacqua o sparisce: "La Rai si impegna a trasmettere ogni giorno una edizione del Tg condotta nella lingua dei segni" viene posticipata di 18 mesi (su un contratto triennale) e scompare la dicitura "ogni giorno" e limitare l'offerta alle reti "terrestri". Le offerte specifiche per i disabili vedono passare l'incremento del volume dal 20% al 10%. I programmi di audiodescrizione (programmi radio per non vedenti) vengono relagati alle onde medie. Soprattutto, sparisce l'obbligo di "adattare il proprio portale internet ai parametri di accessibilità indicati dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 e successive integrazioni".
3. Qualità Il comitato di controllo sulla qualità dei programmi attuati dalla Rai, vede passare la rappresentanza della stessa Rai dal 40% (3 su 7) al 50% (3 su 6). Di fatto è la Rai che controlla se stessa.
4. Offerta multimediale e Rete Le significative innovazioni sull'offerta multimediale vengono semplicemente dissolte:
a. sparisce il vincolo a produrre contenuti specifici per la rete, divenuti "personalizzati";
b. sparisce "l'impegno a rispettare i criteri di accessibilità ed usabilità, secondo i criteri coerenti con quanto specificato dal consorzio W3C", l'unico vero standard internazionale riconosciuto il cui logo fa bella mostra proprio sul sito del Governo;
c. sparisce "rendere disponibile sui siti Rai "tutti" i contenuti radiotelevisivi trasmessi nell'ambito dell'offerta radiotelevisiva", "ridotti a una "adeguata selezione";
d. sparisce l'obbligo della messa in rete "non appena terminata la trasmissione di tali contenuti", annacquata in un generico "successivamente";
e. eliminato l'offrire all'utenza "nell'ambito della licenza Creative Commons", la possibilità di scaricare tutti i contenuti prodotti dalla Rai, cosa che avrebbe portato l'azienda a seguire le orme della BBC, e viene introdotto "l'uso delle più opportune tecnologie al fine di evitare indebiti utilizzi da parte degli utenti". Di fatto: il Drm;
f. sostituito "sviluppare interfacce tecnologiche per la diffusione dei contenuti del portale RAI" con "analizzare lo sviluppo di interfacce..." ed è stato abolito qualsiasi riferimento ai supporti diversi dal pc come Pda, telefonini, consolle, etc.;
g. eliminato il comma che prevedeva di "offrire a tutti i siti web, che si impegnino a rispettare l'integrità dei contenuti e la restrizione dell'accesso a tali contenuti nell'ambito del territorio nazionale, la possibilità di distribuire tutti i contenuti presenti sul portale RAI.IT". L'unico impegno vincolante rimane quello dell'informazione parlamentare. In questo caso la Rai "diffonde", e non "si impegna a diffondere", le trasmissioni della rete parlamentare via internet e via satellite.
5. Radio
a. È nota a tutti la difficoltà nel ricevere i canali radio, disturbati o coperti da radio private. Nella prima stesura vi era l'obbligo di garantire la copertura del segnale. Nella nuova l'impegno viene annullato da un "salvo implicazioni di interferenzialità";
b. Il passaggio al digitale passa da un "si impegna ad accelerare lo sviluppo della diffusione radiofonica in tecnica digitale ad "è tenuta a verificare". Di fatto, nessun obbligo.
6. Offerta televisiva I vincoli sull'offerta televisiva, prima coinvolgenti tutte le piattaforme analogiche e digitali, dal satellite alla Rete, sono stati ristretti alle sole reti generaliste terrestri.
7. Minori La tutela dei minori viene garantita solo sulle reti generaliste terrestri, il controllo viene affidato ad un comitato composto in maggioranza da i rappresentanti delle Reti (pubbliche e private), mentre i rappresentanti dei genitori e dell'utenza in generale, sono in forte minoranza. Anche qui, il controllato diventa il controllore di se stesso. Per Adiconsum il vincolo al pagamento del canone è rigidamente subordinato:
a) alla trasmissione in chiaro, per tutti i programmi di tutte le reti Rai, su tutte le piattaforme tecnologiche, così come servizio universale;
b) alla garanzia che i contenuti prodotti della Rai siano trasmessi, senza alcuna criptazione, su qualunque piattaforma tecnologica.
| inviato da il 13/1/2007 alle 11:50 | |
12 gennaio 2007
CONTRATTO RAI STRAVOLTO: A CHE GIOCO GIOCHIAMO???
Sono le 8.30 controllo la posta elettronica e scopro che il contratto di servizio RAI trasmesso alla commissione vigilanza è stato stravolto. DIRE CHE SONO INDIGNATO E' POCA COSA. La prima cosa che faccio e scrivere qui, a voi le prime impressioni, a caldo.
Il nuovo contratto di servizio RAI non era perfetto e associato all'aumento del canone non facilmente digeribile per i cittadini. La bozza che il MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI ha pubblicato sul suo sito, (scaricabile sul sito dell'Adiconsum) però conteneva grosse innovazioni e soprattutto rispondeva, sufficientemente, alle indicazioni fornite durante la consultazione pubblica. Due articoli in particolare risolvevano problematiche a cuore dei consumatori: 1) Neutralità tecnologica e diffusione in chiaro di tutta la programmazione RAI su satellite; 2) diffusione dei contenuti RAI in rete con licenza Creative Commons.
Nel nuovo testo trasmesso al Parlamento, tutto cambiato. Le decisione sono diventate raccomandazioni. Quindi acqua fresca, GLI ARTICOLI DI UN CONTRATTO NON POSSONO INVITARE A FARE UNA COSA, DEVONO IMPORLO, altrimeti non è un contratto ma l'elenco di belle intenzioni. E' una presa in giro? Perchè il Ministero pubblica una bozza e poi invia all'approvazione della Commissione vigilanza un altro testo? Quanti testi di contratto girano? Ma il contratto diffusa dal Ministero non era stato sottoscritto anche dalla RAI? Il primo testo serviva, forse, a far digerire l'aumeneto del canone?
Troppi interrogativi che necessitano di risposta e che ora fanno solo scauturire una forte delusione. Certo, in questo momento la credibilità verso le istituzioni è ai minimi termini, vedremo come manifestare il nostro dissenso e soprtattutto come tutelare i cittadini/consumatori che rappresentiamo. Facciamoci sentire tutti, perchè come dicono gli slogano la RAI E' DI TUTTI, anche se non sembra affatto.
Per approfondire: http://fainotizia.radioradicale.it/2007/01/10/non-ce-traccia-di-creative-commons-nel-contratto-di-servizio
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1844831&r=PI
| inviato da il 12/1/2007 alle 9:20 | |
7 gennaio 2007
La banda larga sia servizio universale, equo e solidale
Wi-max, ora non ci sono più scuse: la Banda Larga sia Servizio universale, equo e solidale
Roma, 28-12-2006
Il wi-max, tassello importantissimo per la riduzione del digital divide strutturale, deve diventare lo strumento iniziale per la realizzazione dell'obiettivo della Banda larga "Servizio universale", a tutti e a costi equi.
L'accordo interministeriale che rende la tecnologia wi-max una realtà anche in Italia è motivo di grande soddisfazione per tutti i consumatori. Però chi, per pure ragioni di business, sottraendosi ai doveri che una situazione di "monopolio de facto" comportava, si è sino ad oggi rifiutato di portare a compimento la copertura del territorio, non deve vedere premiata una politica sorda alle esigenze dei cittadini. Adiconsum chiede quindi che la gestione dei servizi di connessione sia affidata dagli enti locali a chi può garantire infrastrutture e servizi che realizzino l’obiettivo di una banda larga "equa e solidale" a chi sino ad oggi, è rimasto escluso da questa rivoluzione tecnologica e culturale.
Adiconsum chiede anche che la commissione interministeriale sulla Banda larga, appena costituita, si impegni nei prossimi mesi, con il contributo attivo della associazioni dei consumatori, a controllare puntualmente tutti i passi che portino alla realizzazione dell’obbiettivo “Banda larga Servizio universale”.
| inviato da il 7/1/2007 alle 18:41 | |
12 dicembre 2006
E' NATA LA WEB TV DEI CONSUMATORI
www.adiconsum.it
è l'indirizzo del sito dell'associazione consumatori ADICONSUM, molti di voi lo conoscono, molti però non si sono accorti che il sito non è più lo stesso. Per prima cosa è una WEB TV con tanti video dedicati al consumerismo, la prima tv dedicata al consumatore (interviste, istruzioni per l'uso, convegni...) . Poi è un BLOG, tutti possono commentare i vari articoli presenti nel sito e far conoscere le proprie idee. Poi è INFORMAZIONE, sempre aggiornata, specifica e utile. Poi è DOCUMENTI, puoi trovare tutto ciò che ti serve per difendere i tuoi diritti di consumatore. Poi è CONSULENZA ON LINE per ricevere dai vari consulenti risposte ai tuoi interrogativi. Poi è ACCESSIBILE ,basta modificare il carattere e se vorrai diventerà grandissimo. Poi è ciò che vorrai, ti basterà comunicarcelo e, se realizzabile, adatteremo il sito alle tue esigenze, perché Adiconsum vuole essere la tua associazione.
www.adiconsum.it è il sito dei consumatori da guardare ogni giorno
| inviato da il 12/12/2006 alle 21:37 | |
24 novembre 2006
Adiconsum sul caso video di Google
INTERNET
Comunicato Stampa Adiconsum
La “Rete” ha bisogno solo di regole chiare che il cittadino deve imparare a rispettare.
La Polizia postale deve essere potenziata per un controllo più efficace
L’impresa sui “bulli” che hanno aggredito un loro compagno e messo il filmato in Rete, al di la del fatto, naturalmente da condannare, ha sollevato il problema di come gestire la pubblicazione spontanea dei contenuti in Rete.
A fianco della preoccupazione collettiva che l’episodio ha generato, cui Adiconsum si unisce, molte voci si sono levate, più o meno direttamente, contro Google, il cui servizio “video” ha consentito agli autori del gesto la messa in rete del filmato, oltretutto nella sezione “divertenti”.
L’accusa che viene rivolta al servizio, è quella di consentire la pubblicazione indiscriminata di filmati che vanno oltre la soglia della correttezza deontologica, che normalmente gli editori utilizzano nella pubblicazione di loro contenuti, e che il sistema sia tale da garantire l’impunità a chi questo genere di filmati pubblica.
Si è arrivati al punto di sostenere la necessità di verifiche preventive dei contenuti da pubblicare, da parte di organismi non meglio specificati. Oggi, leggiamo del ministro Fioroni che arriva ad auspicare “sanzioni” per il web, oltre che per altri media.
Adiconsum ritiene che tutto questo sia l’ennesima dimostrazione di come larga parte degli interlocutori, anche istituzionali, abbiano una conoscenza scarsa, se non nulla, dei meccanismi che governano la Rete. La Rete non è un progetto editoriale ma una infrastruttura tecnologica su cui vengono veicolati servizi, tra cui quelli informativi. I motori di ricerca non sono editori, ma “content carrier”, veicolatori di contenuti appartenenti a terzi. Voler attribuire ai motori di ricerca una veste editoriale è quindi semplicemente un errore. Chiedere di sanzionare la Rete, irrealistico.
Questo episodio ha peraltro dimostrato, che società deontologicamente corrette, collaborando con la polizia postale nella rimozione nel video e nella successiva individuazione dei responsabili, aumentino la possibilità degli inquirenti nel perseguire il reato. Senza Google probabilmente questo gesto sarebbe rimasto impunito.
Adiconsum
1) ritiene che il tentare di porre limitazioni indiscriminate sulla gestione dei contenuti in Rete, sia un’operazione assolutamente inefficace, in quanto la Rete è entità sopranazionale;
2) chiede a chi consente l’immissione di informazioni da parte del singolo cittadino, siano esse testo, audio o video, di informare preventivamente quali siano le regole e le leggi da rispettare e le relative sanzioni;
3) chiede il potenziamento delle strutture investigative, in mezzi e uomini, in particolar modo della polizia postale, per garantire una sempre più efficace azione di controllo e di intervento sulla Rete;
4) Il consumatore-utente, deve sempre essere tutelato nella sua libertà di azione, sino a prova contraria;
5) In una società in cui il contenuto digitale assume sempre più un ruolo fondamentale, soprattutto quello prodotto dal singolo cittadino, i motori di ricerca sono “indispensabili” al corretto e democratico utilizzo della Rete;
Adiconsum come sempre, vigilerà attentamente affinché i diritti dei consumatori, anche in rete, siano sempre garantiti.
Adiconsum - Associazione italiana difesa consumatori e ambiente
Via Lancisi, 25 - 00161 - Roma
Ufficio Stampa: Valeria Lai – Giorgio Sebastiano Tel. 06.44170223 Fax. 06.44170230
| inviato da il 24/11/2006 alle 12:56 | |
17 novembre 2006
TV DIGITALE; lettera al ministro
Comunicato Adiconsum sugli incentivi alla tv digitale.
TV digitale
Paolo Landi, Adiconsum: “Il consumatore non può più attendere. Subito la neutralità tecnologica e il Digital Ready, altrimenti inutili gli incentivi proposti”
/bigger>/fontfamily>Adiconsum scrive al ministro Gentiloni /fontfamily> /center>
Paolo Landi, Segretario generale di Adiconsum, ha scritto al ministro Paolo Gentiloni una lettera dettagliata in cui esprime tutta la sua preoccupazione in merito alla metodologia sin qui adottata per la transizione al digitale televisivo.
La decisione di inserire nella Finanziaria una detrazione per incentivare l'acquisto dei televisori con sintonizzatore digitale, è una ulteriore conferma di questa metodica che non affronta i problemi che oggi hanno i consumatori che già sono in possesso di dispositivi atti alla fruizione del digitale.
Dare come tempo massimo per la definizione delle regole che dovranno decidere i parametri per la TV Digital Ready il 28 Febbraio è assolutamente irrealistico, in quanto dal 1 Marzo 2007 in Sardegna e Valle D’Aosta verranno chiuse tre reti analogiche. Diventa quindi impellente risolvere la questione del marchio Digital Ready immediatamente, per dare la possibilità, oggi, ai produttori, di mettere al più presto in commercio prodotti conformi alle vere necessità dei consumatori.
La tanto auspicata neutralità tecnologica infatti, al momento è solo teorica. Con il ricevitore satellitare, è oggi impossibile vedere i canali in chiaro attualmente trasmessi in analogico, perché alcuni programmi Rai e Mediaset, non disponendo dei diritti per l’estero, sono obbligatoriamente criptati; La7 e MTV sono invece visibili esclusivamente agli abbonati Sky. Attualmente quindi il consumatore che desidera utilizzare la Tv digitale in chiaro è obbligato a dotarsi del solo decoder terrestre che però, a causa dell’attuale scarsa copertura del segnale digitale, diventa spesso inutilizzabile. Senza regole peraltro un sintonizzatore digitale terrestre solo “zapper”, renderebbe i nuovi televisori meno avanzati, tecnologicamente, di quelli analogici, perché impedirebbe, per esempio, la realizzazione del televideo e di tutte le altre informazioni accessorie che il digitale “Full Dtt” può offrire.
Lo spegnimento del segnale analogico si potrebbe tradurre quindi in una cessazione, parziale o totale, del servizio televisivo.
Adiconsum chiede quindi al Ministro delle Comunicazioni di accelerare al massimo l’emanazione del decreto relativo alle caratteristiche tecniche degli apparati per la ricezione della Tv digitale, in accordo con il Cnid e comunque con il consenso delle associazioni dei consumatori, in modo che sia possibile consentire all’industria la messa in vendita degli apparati che soddisfino il marchio “Digital Ready” per il 1 Gennaio 2007, e consentire ai consumatori delle aree “All digital” di essere pronti allo switch-off il 1 Marzo 2007, senza alcuna ripercussione.
...........................................................
LETTERA
Roma 16 novembre 2006
Al Ministro per le Comunicazioni
On. Paolo Gentiloni
Anticipata via fax
Prot. 618/PL/mv
OGGETTO: TV Digitale
Onorevole Signor Ministro,
nonostante la nostra partecipazione attiva e costruttiva all’interno dei gruppi di lavoro del Comitato Nazionale Italia Digitale (CNID), riteniamo che i “consumatori” non ottengano la necessaria considerazione, come, si percepisce leggendo il primo rapporto realizzato dal CNID, nel quale non sono valorizzati i contributi fino ad ora offerti.
Riteniamo necessario rivolgerci direttamente a Lei, ponendo alla Sua attenzione le problematiche legate alla neutralità tecnologica, al marchio digital ready e al decreto antenne condominiali che colpiscono il consumatore nell’immediato e che non possono attendere soluzioni tardive.
Come Lei sa, la transizione alla tv digitale non è un tema che riguarderà il 2012 ma è già in corso, interessa milioni di consumatori, in attesa di certezze, sparsi sul territorio nazionale ed in particolar modo nelle regioni interessate alla chiusura di tre reti analogiche nel marzo 2007.
NEUTRALITA’ TECNOLOGICA.
Al momento è solo teorica. Con il decoder digitale satellitare , infatti, è attualmente impossibile vedere i canali nazionali visibili in analogico, ne tantomeno ci si sta attivando per garantire la visione di tutti i canali gratuiti nazionali trasmessi in digitale attraverso qualsiasi piattaforma. Viene di fatto impedita la libera scelta dell’utente, di avvalersi della piattaforma digitale che preferisce. Entriamo nello specifico: i programmi RAI e MEDIASET, che non hanno i diritti per l’estero, sono criptati, impedendone la visione, mentre i programmi LA7 e MTV non sono visibili perché inseriti nel pacchetto SKY, garantendo quindi la visione solo agli abbonati. Se la situazione non trova prontamente una soluzione riteniamo sia impossibile procedere in marzo alla chiusura di tre reti analogiche in Sardegna e Valle D’Aosta.
Occorre dare ai cittadini segnali chiari, facendo percepire che la neutralità tecnologica non è solo teorica ma che ha vere applicazioni tecniche e soprattutto che è un diritto garantito subito.
Nella realtà, poi, la complementarietà tra le piattaforme è l’unico mezzo per raggiungere la maggiore diffusione del digitale.
Il CNID non ha minimamente affrontato il problema che, avendo scelto di conteggiare nelle arre All Digital la penetrazione sia dei decoder terresti che di quelli satellitari, diventa prioritario.
Occorre ovviamente ricercare una metodologia tecnica che permetta di circoscrivere la visione al territorio nazionale, cosa possibile attraverso la distribuzione di smart card gratuite che permettano la visione delle trasmissioni criptate con accesso condizionato. In tal modo verrebbero garantiti sia gli attuali utilizzatori di decoder SKY che i possessori di decoder Free-To-Air con common interface. Nel CNID sono presenti le persone con le competenze tecniche appropriate per risolvere il problema, chiediamo pertanto il suo intervento affinché, anche con la nostra collaborazione, arrivi ad una celere soluzione.
MARCHIO DIGITAL READY
Condividiamo la necessità di incrementare la vendita dei televisori predisposti alla ricezione dei segnali digitali , garantendo il consumatore con un marchio che permetta un corretto acquisto.
E necessario, però, definire cosa sia necessario garantire. Anche in questo caso occorre salvaguardare la neutralità tecnologica, garantendo la produzione di televisori con decoder integrati sia satellitari che terrestri, specificando dettagliatamente le loro caratteristiche tecnologiche. Il televisore ha una vita più lunga dei decoder, diventa quindi indispensabile stabilire con chiarezza quali applicazioni tecnologiche minime, debbano avere i decoder inseriti nei televisori. Occorre evitare una regressione tecnologica.
In assenza di specifiche tecniche, per esempio, tutti i nuovi televisori digitali, diverrebbero privi del televideo,(danneggiando anche i non udenti per l’assenza dei sottotitoli) trasformandoli in televisori meno evoluti rispetto a quelli più vecchi.
Il sistema MhP, di conseguenza, non può essere escluso, garantisce la multimedialità e quindi il televideo evoluto, permette l’Epg , la specifica dei contenuti del canale in visione e sa distinguere la gerarchia dei segnali ricevuti.
Questo è solo un esempio per far comprendere che il marchio Digital Ready non può essere fornito con superficialità, senza preoccuparsi di garantire al consumatore le minime evoluzioni tecniche che il digitale permette.
Riteniamo che il compito di dettare le specifiche tecniche da utilizzare in Italia e concedere le relative licenze debba essere dello Stato, senza delegare nessuno, in modo simile al modello inglese.
Digital UK prevede che sia il ministero dell’industria a determinare le modalità tecniche di tutti i prodotti dedicati alla ricezione dei segnali televisivi digitali alle quali le aziende costruttrici , devono attenersi per commercializzare i prodotti e ottenere con il versamento di un contributo il marchio previsto.
Con tale modalità si garantiscono sia i consumatori che le aziende costruttrici in merito alla certezza delle modalità per la ricezione dei segnali digitali nel presente e nel futuro.
DECRETO ANTENNE CONDOMINIALI
Il passaggio al digitale è obbligatorio ed altrettanto obbligatorio deve essere l’adeguamento degli impianti di ricezione. Per garantire a tutti i cittadini il diritto di vedere i segnali digitali, occorre stabilire con chiarezza come devono essere realizzati gli impianti per la ricezione delle comunicazioni elettroniche, provenienti da qualsiasi piattaforma.
E’ necessario stabilire come realizzare gli impianti negli stabili di nuova costrizione e come realizzare gli adeguamenti di quelli gia esistenti. L’obbligatorietà è necessaria perché non possono essere i singoli condomini a decidere se adeguare e o meno l’impianto di ricezione, trattandosi di una modifica tecnologica prevista da una legge. Prima delle date previste per la chiusura dei canali analogici occorre essere certi che tutti gli impianti centralizzati saranno adeguati, ciò è necessario per garantire i singoli cittadini e mantenere inalterato il loro diritto all’informazione previsto dall’Art 21 della costituzione.
Riteniamo che questa materia non possa essere regolamentata da un Decreto Ministerile, perché, vista la sua complessità e le ripercussioni su ogni consumatore, è necessario un maggiore dibattito che coinvolga le parti interessate e preveda delle sanzioni per chi non rispetta gli adeguamenti. Ovviamente è auspicabile prevedere una procedura d’urgenza, soprattutto per le aree All Digital dove è prevista la chiusura di tre reti analogiche.
Concorderà che le problematiche qui descritte dovranno trovare soluzioni nell’immediato e che quindi dovranno diventare prioritarie all’interno del CNID. In assenza di provvedimenti chiari non sarà possibile realizzare la prossima chiusura delle reti analogiche in Sardegna e Valle D’Aosta e non sarà possibile garantire, neanche, i consumatori gia dotati di apparati per la ricezione della tv digitale che desiderano vedere la televisione solo con questa modalità.
Certi del Suo autorevole intervento porgiamo distinti saluti.
Il Responsabile Settore ITC Il Segretario Generale
Mauro Vergari Paolo Landi
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| inviato da il 17/11/2006 alle 9:10 | |
31 ottobre 2006
CONCLUSIONE PROVA TV MOBILE: se ci fosse la rete allora si!
Quando ho cominciato la prova era il 6 settembre, sono quindi ormai 56 giorni che utilizzo il tvfonino della “3”. Arrivo quindi alle conclusioni. Durante la prova ho anche cercato di capire, mettendole a confronto, se la tecnologia DVB-h è veramente indispensabile per la mobilità o poteva bastare la sorella maggiore , cioè il DVB-T. La conclusione è che in assenza di una copertura totale del DVB-T, il DVB-H può agevolare la ricezione in mobilità con piccoli apparati (il cellulare) e con basso dispendio di energia (batteria), favorendo così il mercato della pay tv mobile.
Ora mi pongo una domanda: “dopo essermi abbonato per 2 mesi al pacchetto televisivo proposto da “3”, con una spesa complessiva di € 38, continuerò ad abbonarmi? Risposta: “finchè la rete non è diffusa non mi abbono, forse occasionalmente attiverò la tv per un giorno!”
Potrei concludere qui il commento ma non sarebbe giusto. Voglio, invece, spiegare il perché. Per farlo cercherò di stilare una pagella:
Qualità tvfonino LG U900 (funzioni telefoniche) voto 9
Qualità visione programmi televisivi complessivamente voto 7,5
Qualità visione programmi sportivi voto 6
Qualità visione partita calcio voto 5,5
Qualità ricezione segnale all’aperto voto 4
Qualità ricezione segnale al chiuso (non garantito dal contratto) voto 3
Non entro in meritò alla qualità del cellulare che, come avete capito è di ottimo livello.
Buona anche la nitidezza delle immagine e il contrasto, si vede veramente bene anche se, chi ha difficoltà nella lettura deve, necessariamente, inforcare gli occhiali. Purtroppo il segnale è troppo compresso, creando spesso un’immagine squadrettata, sopportabile per i film e immagini in studio ma insopportabile nelle immagini veloci, come può essere la trasmissione di una partita di calcio. Spesso non si riesce a capire dov’è il pallone. Certo se non abbiamo di meglio e si è veramente tifosi, ci si può accontentare.
Se decidiamo di andare in giro per la città, a piedi o in macchina o sui mezzi pubblici allora, occorre rassegnarsi a seguire i programmi ad INTERMITTENZA. Non è sicuramente piacevole perdersi un calcio di punizione o la sparatoria di un film o anche la notizia di un TG. Occorrerebbe fermarsi dove si riceve bene e seguire il programma, ma che tv mobile è allora?? Infatti le insufficienze sono tutte per la ricezione del segnale. Al chiuso è quasi impossibile vedere qualcosa, ma “3” informa con chiarezza in merito. Ma anche per la visione all’aperto “3” dovrebbe informare il consumatore che non si garantisce la visione continuativa.
Nel primo periodo, per la prova, andavo sempre in giro con il tvfonino in mano, anche se non avevo nessuna voglia di guardare la televisione, nel secondo mese però, ho acceso la tv solo in occasioni specifiche, con il desiderio di vedere uno specifico programma. Accendere, sintonizzarsi sul canale scelto e poi sentire e vedere a singhiozzo, fa passare veramente la voglia. Ormai è più il tempo che ho il tvfonino nel taschino che il tempo che lo guardo. 
E’un vero peccato. Si è scelto di lanciare un servizio che potrebbe divertire ed essere anche utile(pensate alle notizie di pubblica utilità, come è accaduto per esempio con l’incidente alla metro qui a Roma) senza sviluppare una rete di trasmissione adeguata. Tenendo in mano LG U900 si percepisce di utilizzare una tecnologia veramente innovativa ma la scarsezza del segnale penalizza tutto. La realtà e che siamo ancora in una fase primordiale, dire sperimentale non è corretto, perché dove c’è il segnale il sistema funziona e bene, siamo semplicemente all’inizio. Occorrerà investire, ancora tanti soldi, per arrivare alla visione ottimale, nel frattempo i consumatori sono chiamati a fare le cavie, a pagamento naturalmente, ma quanti saranno intenzionati a farlo per la tv, che si vede benissimo seduti in salotto. Agli albori della telefonia mobile, quando il telefono mobile era solo in macchina e quello portatile era una valigia, molti sono stati disposti a spendere cifre folli per fare telefonate che cadevano continuamente. Telefonare in mobilità era una vera novità, comunicare ovunque e senza vincoli era il sogno di molti, ma guardare un TG in movimento e veramente così indispensabile? La tv non è meglio guardarla in salotto? Non è meglio ascoltare la radio?
Forse è meglio aspettare quando tutto si vedrà con certezza.
Per il momento “3” farebbe bene ad informare correttamente il consumatore, dichiarando la percentuale di copertura del territorio, Non serve a nulla satere se in una città la copertura è totale o parziale o nulla, queste notizie sono indicative per acquistare un ricevitore fisso, ma per il mobile bisogna capire quanto si potrà la tv mobile analogamente a a quanto accade per la telefonia.. Se è tv mobile, si deve vedere muovendosi per tutta Italia. Se il segnale è a macchia di leopardo, occorre dirlo e sarebbe anche giusto comunicare come evolverà la rete e in che tempi.
I consumatori non sono limoni da premere. Molte sono ancora le domande che rimangono nella mia testa: la rete DVB- H degli altri operatori come sarà? Quando non ci sarà più la tv analogica si vedrà in mobilità con qualsiasi televisore portatile? Perché il servizio pubblico, RAI, non garantisce la ricezione in mobilità, gratuitamente, garantendo informazione a tutti i cittadini? L’Agcom e il Ministero delle comunicazioni,non dovrebbe vigilare e garantire la commercializzazione di servizi funzionanti integralmente?
Lo scopo di questa prova non era ne bocciare ne promuovere un servizio, ma solo raccontare il suo utilizzo, perché per far valere i propri diritti per prima cosa occorre sapere. Spero di esserci riuscito.
| inviato da il 31/10/2006 alle 19:55 | |
18 ottobre 2006
L' Agcom guida la RAI verso i consumatori
Sulla Gazzetta ufficiale del 14 ottobre è stata pubblicata la Delibera n. 481/06/CONSA approvazione delle linee-guida sul contenuto degli ulteriori obblighi del servizio pubblico generale radiotelevisivo ai sensi dell’articolo 17, comma 4, della legge 3 maggio 2004, n. 112 e dell’articolo 45, comma 4, del testo unico della radiotelevisione. Leggendola, mi sono accorto, con enorme piacere che sono state recepite molte delle richieste che Adiconsum ha presentato al Ministro Gentiloni, durante l'audizione pubblica sul contratto RAI. Qui sotto troverete il confronto fra quanto deliberato dall'Autorità Garante delle Comunicazioni e quanto scritto da Adiconsum il 3 luglio. Non occorre aggiungere altro, ognuno di voi può farsi un'idea precisa. Per il momento è piacevole accorgersi che i consumatori sono considerati. Speriamo che si continui.....
CONFRONTO DELIBERA AGCOM SULLE LINEE GUIDA DEGLI OBBLIGHI DELLA RAI E IL DOCUMENTO DI ADICONSUM SUL CONTRATTO RAI
Adiconsum: I canali, in chiaro, definiti servizio pubblico (finanziati dalla tassa di possesso) devono essere ricevuti dagli utenti, gratuitamente, attraverso tutte le piattaforme trasmissive esistenti e future. Garantire la ricezione gratuita ed in chiaro, di tutta la programmazione dei canali RAI trasmessi dal satellite, a tutti gli italiani
Agcom: 2. La RAI assicura agli utenti, in regola con il pagamento del canone di abbonamento di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880 e successive modificazioni, l’accesso all’intera programmazione RAI diffusa sulle reti analogiche in forma non codificata e trasmessa in simulcast via satellite e via cavo.
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Adiconsum: Introduzione dello standard 16/9 e dell’Alta Definizione HD. Permettere la visione di tutta la programmazione RAI attraverso internet. Lo sviluppo della banda larga permette la visione video attraverso internet, sarebbe quindi auspicabile, come hanno gia fatto molte tv pubbliche europee, permettere la visione di tutti programmi RAI su internet. Attualmente, solo alcune parti della programmazione RAI sono messe in rete, rendendo difficoltosa la visione in diretta.
Agcom: 1. Al fine di promuovere l’evoluzione tecnica e lo sviluppo industriale del Paese, la RAI sperimenta la diffusione di contenuti radiotelevisivi mediante l’uso di nuove tecnologie trasmissive quali il DVB-H, l’Alta Definizione, l’IP Television, il Wi-Max e di ogni altra tecnologia evolutiva a larga banda nel rispetto dei principi di parità di trattamento e non discriminazione, nonché delle norme in materia di accesso alla capacità trasmissiva digitale terrestre di cui all’articolo 13 del presente provvedimento
Adiconsum: Radiofonia digitale (DAB). Passare da una fase sperimentale ad una fase attuativa. Le tecnologie da usare sono di piena conoscenza scientifica e regolarmente attive in quasi tutti i Paesi Europei, non giustificandone più la sperimentazione. La radiofonia in Italia ormai è a un livello di inutilizzabilità. E’ ormai impossibile la ricezione di una stazione radiofonica in mobilità, viaggiando nel territorio Italiano. La programmazione radiofonica della RAI non è più di facile ascolto, sovrastata da numerose ulteriori emittenti. I consumatori sono ormai lesi nel loro diritto di ascolto. Il passaggio dalla radio analogica a quella digitale diventa necessaria e indispensabile, forse più di quella televisiva.
Agcom: 1. La RAI è tenuta ad accelerare lo sviluppo della diffusione radiofonica in tecnica digitale, anche mediante la realizzazione di una adeguata copertura della popolazione nel rispetto di quanto previsto dalla delibera n. 149/05/CONS e successive modificazioni.
Adiconsum: Favorire la programmazione educativa e quella dedicata al consumerismo in ore di ascolto principali. Alfabetizzazione informatica e tecnologica. Occorre realizzare trasmissioni, in prima serata, che insegnino, in modo divertente e anche spettacolare, come utilizzare le nuove tecnologie. Stabilire con chiarezza le percentuali di programmazione da destinare ai prodotti extra europei, europei e nazionali, favorendo quest’ultimi. Con la medesima modalità, stabilire le percentuali dei generi culturali (per es. film, musica leggera e classica, teatro, pittura, libri, ecc.) da evidenziare nella programmazione, offrendo maggior equilibrio fra i generi, senza farsi influenzare nella scelta solo dagli indici d’ascolto .
Agcom: b) comunicazione sociale attraverso trasmissioni dedicate a tematiche che trattino i bisogni della collettività e delle fasce deboli, con particolare riguardo all’ambiente, alla salute, alla qualità della vita, ai diritti e doveri civici, allo sport sociale, ai disabili, agli anziani, assegnando adeguati spazi alle associazioni e ai movimenti della società civile, ai gruppi etnici e linguistici presenti in Italia e realizzando specifiche trasmissioni per l’informazione dei consumatori.
c) educazione e formazione con trasmissioni improntate alla diffusione della cultura scientifica e umanistica, alla conoscenza delle lingue straniere, alla alfabetizzazione informatica, alla formazione artistica e musicale e alla didattica, compresa l’educazione a distanza.
Il contratto di servizio stabilisce, nel rispetto della quota non inferiore al 15 per cento dei ricavi complessivi annui da destinare alla produzione di opere europee, ai sensi dell’articolo 44, comma 5, del testo unico, la percentuale da riservare ai film, compresi quelli destinati all’utilizzo prioritario nelle sale cinematografiche, nonché la riserva di produzione, o acquisto, da produttori indipendenti italiani o europei, di cartone animato appositamente prodotto per la formazione dell’infanzia.
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Adiconsum: Sicuramente per il raggiungimento degli obbiettivi preposti non basta redigere un contratto di servizio, occorre, invece, verificare con costanza le procedure adottate per il raggiungimento degli obbiettivi stessi e soprattutto verificare se esiste la volontà di raggiungerli. Per far ciò è necessario che si crei una commissione che verifichi l’attuazione del contratto.
Agcom:. Il sistema di valutazione della qualità dell’offerta di cui al comma 1, è sottoposto a controllo da parte di un organismo esterno alla RAI composto di sette esperti particolarmente qualificati nella materia, scelti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni d’intesa con il Ministero e nominati dalla RAI, entro tre mesi dall’entrata in vigore del contratto di servizio
La RAI è tenuta ad adottare un sistema di valutazione che, avvalendosi di appositi indicatori basati sui criteri di programmazione di cui all’articolo 2 e sugli indici di soddisfazione degli utenti, misuri il grado di qualità dell’offerta televisiva e radiofonica. La Rai consulta, periodicamente, le associazioni dei consumatori sul grado di soddisfazione degli utenti .
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Adiconsum : Alfabetizzazione informatica e tecnologica. Occorre realizzare trasmissioni, in prima serata, che insegnino, in modo divertente e anche spettacolare, come utilizzare le nuove tecnologie. Stabilire con chiarezza le percentuali di programmazione da destinare ai prodotti extra europei, europei e nazionali, favorendo quest’ultimi. Con la medesima modalità, stabilire le percentuali dei generi culturali (per es. film, musica leggera e classica, teatro, pittura, libri, ecc.) da evidenziare nella programmazione, offrendo maggior equilibrio fra i generi, senza farsi influenzare nella scelta solo dagli indici d’ascolto . Favorire la programmazione educativa.
Agcom: c) educazione e formazione con trasmissioni improntate alla diffusione della cultura scientifica e umanistica, alla conoscenza delle lingue straniere, alla alfabetizzazione informatica, alla formazione artistica e musicale e alla didattica, compresa l’educazione a distanza.
| inviato da il 18/10/2006 alle 15:46 | |
13 ottobre 2006
SKY CONDANNATA, E' LA TERZA VOLTA
Roma, 13 ottobre 2006
SKY CONDANNATA AD UNA PENA PECUNIARIA DI € 49.100 PER PUBBLICITA’ INGANNEVOLE
L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, su richiesta di Adiconsum, condanna nuovamente SKY per pubblicità ingannevole, riferita alla campagna pubblicitaria per i Mondiali di calcio 2006
“…I messaggi segnalati appaiono ingannevoli in quanto prospettano in maniera fuorviante le caratteristiche di esclusiva e unicità dell’abbonamento alle partite dei Mondiali di calcio 2006, senza menzionare che tale unicità riguarda soltanto la diffusione con tecnologia satellitare e che esistono, quindi, per il consumatore soluzioni commerciali e tecnologiche alternative:”
Questo è quanto recita una parte della sentenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che dimostra, ancora una volta, quanto SKY sia insensibile ai diritti dei consumatori.
Anche in passato Adiconsum aveva denunciato SKY all’Autorità Garante in merito alla pubblicità legata alla UEFA Champions League ed anche in quell’occasione SKY venne condannata. Proprio per avere già subito condanne per ingannevolezza l’Autorità ha innalzato la pena pecuniaria di € 10.000.
SKY, continua a manifestare la propria volontà a non voler rispettare i diritti dei consumatori, come, inoltre. dimostrano le centinaia di segnalazioni, che ogni giorno i consumatori inviano al PRONTO SOCCORSO SKY presente sul sito dell' Adiconsum.
| inviato da il 13/10/2006 alle 22:4 | |
10 ottobre 2006
FASTWEB E SKY COLLABORANO IN NOME DELLA CONVERGENZA E I CONSUMATORI????
La convergenza tecnologica fa miracoli. Fastweb e Sky diventano patner. Fino ad oggi si sono fatti una concorrenza spietata, come dimostrano le passate denunce, nei confronti di SKY, per pubblicità ingannevole. Anche nella formulazione dei pacchetti televisivi e dei relativi prezzi Fastweb faceva concorrenza a SKY , a vantaggio dei consumatori. Al contrario SKY ha cercato in tutti i modi di far sapere il meno possibile che i loro programmi erano visibili anche con altri operatori. Ora tutto è cambiato, pace fatta. Parole dolci fra i due Amministratori Delegati, , Tom Mockridge, di Sky Italia ha commentato: “Sky è molto felice di essere partner di Fastweb che è un operatore IPTV leader in Italia e tra quelli più all’avanguardia al mondo. Questo accordo evidenzia il forte impegno di Sky per mettere a disposizione dei consumatori i propri canali, su base non esclusiva, non solo via satellite ma anche attraverso altre tecnologie …”. Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, ha, invece dichiarato: “… Fastweb rafforza la propria strategia che mira a offrire sulla sua piattaforma tecnologica, all’avanguardia e aperta, il meglio dell’offerta televisiva oggi disponibile in Italia, indipendentemente dalla piattaforma di provenienza. L’intesa commerciale con Sky acquista particolare rilevanza strategica perchè consente di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla convergenza in tema di diffusione di contenuti ”.
Non immaginavamo che la convergenza riuscisse a tanto. Fastweb parla di piattaforma aperta e SKY mette a disposizione i propri canali su base non esclusiva. Non avremmo mai potuto pensare che si arrivasse a tanto e soprattutto non avremmo mai pensato che tutto ciò si realizzasse per favorire i consumatori.
Noi, comunque, continuiamo ad avere un'altra idea della convergenza, legata alla libertà di scelta che permetta al consumatore di dotarsi del decoder a lui più congeniale, magari unico e predisposto per varie piattaforme, che in concorrenza fra loro permettano la ricezione di contenuti e servizi in un regime di reale concorrenza: maggiore qualità a prezzi più concorrenziali.
Diversi canali trasmissivi infatti dovrebbero voler dire differenti metodologie fruitive. Ci saremmo aspettati quindi che i contenuti di Sky, tramite il cavo, venissero offerti da Fastweb in modalità Video on Demand, dando ad ogni consumatore la possibilità di costruirsi il proprio palinsesto in modo analogo a come attualmente avviene per i servizi di RAICLIC e ONtv. Ci ritroviamo invece con una riproposizione piatta che obbliga ad orari e palinsesti confezionati. E allora ci domandiamo perché un consumatore dovrebbe scegliere un sistema piuttosto che un altro, al di la di passioni tecnologiche. Una scelta che riteniamo porti Fastweb a snaturare la sua vera missione, cioè quella di rendere interessante la banda larga, fornendo ciò che gli altri non possono dare.
Questo accordo comunque è importante anche perché sarà la cartina di tornasole dello sviluppo dei rapporti tra le aziende e i consumatori. Le due aziende, infatti, sono esattamente agli antipodi: SKY non ha mai dimostrato interesse alla questione, come dimostrano le numerose denunce delle associazioni consumatori e le centinaia di lamentele inviate dai consumatori presenti sul sito dell’Adiconsum. Al contrario, Fastweb ha deciso che la tutela dei consumatori è uno dei punti principali della propria offerta. Come dimostrano le numerose tutele messe in atto fino ad oggi, in accordo con le associazioni consumatori, quali per esempio la carta dei servizi, il call center interno, il contratto concordato con le associazione consumatori e la costituzione di uno specifico ufficio per i rapporti con le associazioni consumatori che, costantemente, cerca di risolvere i vari contenziosi.
Come si sposterà il pendolo? Sarà SKY che finalmente diventerà più virtuosa oppure sarà Fastweb ad abbandonare i consumatori a se stessi? Per noi, a parità di servizio, potrebbe diventare discriminante fondamentale proprio il rapporto con il cliente.
Il tempo offrirà sicuramente delle risposte. Noi continueremo nell’opera di monitoraggio.
| inviato da il 10/10/2006 alle 8:31 | |
7 ottobre 2006
9-PROVA TV DIGITALE MOBILE: delusione in treno
Riprendiamo le nostre prove. Altri impegni mi hanno impedito di scrivere in tempo reale ma vi garantisco che non ho mai abbandonato il tvfonino. In questo post vi racconto la prova del tvfonino sulla rete ferroviaria. nazionale. 
Il treno è sicuramente uno dei luoghi dove avere con se la televisione fa sicuramente piacere, un modo ideale di passare il tempo e non sentire la pesantezza del viaggio.
La prima prova in treno è avvenuta il 27 e il 28 settembre ed è stata eseguita da Teresa, un’altra collaboratrice di Adiconsum. Teresa prende sempre il treno per andare da casa al lavoro e viceversa, infatti abita vicino Roma, a circa 40 Km dalla capitale, precisamente ad Ariccia, famosa nel mondo per la porchetta. Precisiamo subito che “3” dichiara che in questa cittadina dei castelli romani il segnale della tv digitale mobile non è ancora arrivato, quindi ci aspettiamo di vedere la tv solo durante il viaggio.
Teresa ha svolto perfettamente il suo compito, come una brava scolara, ha scritto tutto dettagliatamente e mi ha consegnato il compito che ora vi riporto:
Stazione Termini: nel centro commerciale, sottoterra si vede tutto perfettamente (mistero della tecnica, forse perché è presente un negozio “3”),
Al binario 18: il segnale va e viene, si sale sul treno e una volta seduta la tv si vede con alcune interruzioni.
Casilina: perso il segnale.
Capannelle: sintonizzazione in corso per segnale assente.
Ciampino: si vede a tratti.
Marino e Castel Gandolfo: si vede abbastanza con qualche interruzione.
Poi più nulla.
Il 28 ritorno a Roma, si accende la tv che comincia a prendere qualche canale solo, come all’andata, a Castel Gandolfo. Si procede ad intervalli fino a vedere bene nei pressi di Ciampino, vicino al Raccordo Anulare si perde tutto ma nei pressi della via Tuscolana, anche se a tratti ritorna il segnale in modo apprezzabile. Incontro Teresa che mi restituisce il tvfonino e mi dice:”te lo puoi riprendere, quando si vedrà con continuità me lo ridai. Però una cosa positiva è accaduta, tutti mi guardavano e sbirciavano per vedere cosa avevo in mano.”
Cara “3” occorre potenziare la rete!!!!!!!
---------------------------------------------------------- Altra prova in treno. Il 29 settembre devo andare a Vicenza, al Satexpo per una tavola rotonda e colgo l’occasione per vedere se il tvfonino può essere un amico di viaggio. Tutto comincia da Verona, nella città di Giulietta e Romeo, infattici, ci arrivo con l’aereo. In aeroporto, a Villafranca ,accendo il tvfonino, si vede. Prendo il Bus per Verona tranne 2 interruzioni riesco a vedere. Qui prendo un altro bus per Vicenza. Nella periferia di Verona la tv si vede come a Roma a tratti, ogni tanto si blocca l’immagine e poi riprende. Sull’autostrada benino, da Soave a Montebello non perdo nulla, qui avviene un nuova risintonizzazione e vedo a tratti a Montecchio peggiora , al casello di Vicenza mi dice a che la tv non è sintonizzabile. Era previsto, infatti anche il sito di “3” informa che a Vicenza la tv non c’è.
Per tutta la permanenza nella città del Palladio non utilizzo la tv digitale mobile.
Il 30 settembre ritono a Roma e il viaggio devo farlo tutto in treno, la linea che percorro è Vicenza-Padova-Bologna-Firenze- Roma. Punti critici, cioè vera assenza di segnale fra Ferrara e la provincia di Bologna, ovviamente niente tv nel tratto appenninico fino a Firenze. Da Arezzo a Settebagni nulla. Per tutto il resto del viaggio tv con interruzione. Se avessi voluto seguire un film sarebbe stato impossibile, infatti mi sono sintonizzato su SKYTG24, almeno qualche notizia lo appresa.
Il giudizio quindi è negativo, almeno per i viaggi di lunga durata. Non abbiamo ancora una tv in mobilità, forse abbiamo una tv che si può vedere in alcuni spazzi aperti. Infatti a Bologna, dove ho dovuto aspettare la coincidenza, la tv mi ha fatto veramente compagnia e i 20 minuti che ho dovuto attendere sono passati in un attimo. Sono però convinto che alla stazione avrebbe funzionato un normale tv portatile con ricezione digitale DVB-T.
Avremmo mai accettato di pagare per utilizzare la telefonia mobile con le stesse interruzioni che esistono per la tv mobile???? Penso proprio di no. Perché dobbiamo farlo per la tv??? Con il telefono possiamo almeno richiamare per concludere il discorso, ma le immagini perse chi le restituisce????
| inviato da il 7/10/2006 alle 11:41 | |
4 ottobre 2006
Le proposte di Adiconsum nell' area assistenza clienti
In questa rubrica, verrete informati in merito al mio lavoro all'interno del comitato ITALIA DIGITALE, più specificatamente nell'area di intervento "ASSISTENZA CLIENTI". Qui troverete documenti ufficiali ( come quello qui sotto) e commenti personali. Non sono nel comitato per mio conto ma per rappresentare i consumatori,quindi voi tutti. Questa vuole essere un'ulteriore opportunità per instaurare un dialogo costruttivo con tutti. I commenti, come al solito, sono graditi.
CONTRIBUTO DELL’ASSOCIAZIONE CONSUMATORI
ADICONSUM
AREA INTERVENTO “ASSISTENZA CLIENTI”
Premessa.
Adiconsum ritiene condizione indispensabile per l’attuazione dello switch off, sia nazionale che nelle aree all digital, porre il consumatore nelle condizioni di effettuare il passaggio alla tv digitale senza viverlo come una imposizione, in piena libertà, scegliendo la piattaforma tecnologica a lui più congeniale e nel rispetto della salvaguardia delle fasce più deboli, sia economicamente che tecnologicamente, della popolazione.
Presupposti indispensabili per adottare l’assistenza ai clienti.
Ø situazione ottimale: il lavoro di questa area di intervento “assistenza clienti” presuppone che la situazione nazionale e nelle aree all digital , sia nelle migliori condizione, ovvero veda risolte tutte quelle problematiche che oggi impediscono una corretta ricezione del segnale televisivo digitale, in relazione alla piattaforma trasmissiva, all’impianto di ricezione, sia singolo che collettivo e alla disponibilità di decoder idonei alla migliore qualità ricettiva dei segnali digitali.
Ø risoluzione problematiche relative corretta ricezione e impianto (centralizzati): particolare attenzione deve essere rivolta a tutta la tematica relativa all’impiantistica centralizzata che deve prevedere l’obbligo di adeguamento dell’impianto stesso, sia riferito ad una nuova costruzione che alla ristrutturazione di un vecchi impianto, da parte di chi ne ha la responsabilità di gestione (proprietà, condominio, gestore, ente pubblico)
Ø regolamentazione appropriata: per effettuare una corretta assistenza clienti in fase di vendita e post-vendita è necessario che sia stata sviluppata una specifica normativa che gestisce in ogni particolare la chiusura dei segnali analogici tenendo presente gli interessi e i diritti dei cittadini/consumatori...
Ø integrazione altri gruppi di lavoro: per quanto sopra descritto, l’assistenza clienti non può esulare da quanto verrà deciso nelle altre aree di intervento, dato che per assistere il consumatore occorrerà veicolare le informazioni e le disposizioni relative alle regole di intervento che verranno intraprese.
proposte corretta assistenza clienti.
Þ L’assistenza agli utenti deve essere fornita da un organismo pubblico a garanzia della credibilità: Il consumatore che si avvicina alla tv in digitale, in passato e anche attualmente, usufruisce solo dell’assistenza clienti offerta da PRIVATI che ovviamente si preoccupano di tutelare i propri interessi. Tale situazione ha creato un servizio con scarsa credibilità, come dimostrano le condanne per pubblicità ingannevole, inflitte a varie aziende. Appare evidente che, per recuperare anche la fiducia dei consumatori, l’assistenza cliente deve essere offerta da un’istituzione pubblica, che garantisca corretta informazione e assistenza protesa alla difesa dei diritti dei cittadini. Ovviamente anche i privati devono offrire risorse e capacità organizzative, ma all’interno della struttura pubblica d’assistenza e sotto il controllo dell’istituzione pubblica preposta.
Þ istituire il Servizio Nazionale Assistenza TV Digitale: i cittadini/consumatori devono percepire che il passaggio dalla tv analogica a quella digitale è una priorità di sviluppo per il nostro Paese e per tutta la Comunità Europea e non una nuova modalità per garantire lo sviluppo economico delle imprese che operano nel settore. Se il passaggio al digitale è di interesse pubblico, fino allo switch off del 2012 e per un periodo anche successivo, occorre istituire un specifico servizio di assistenza su base nazionale, come avviene per il servizio sanitario, che si preoccupi di far rispettare le normative previste ed assista ogni cittadino fino a quando non avrà effettuato il cambio tecnologico.
-doppia modalità di assistenza:
a) all’installatore abilitato di fiducia con compiti totali: il consumatore potrà rivolgersi ad un installatore abilitato, aderente al Servizio Nazionale Assistenza TV Digitale, che condurrà l’utente al cambio tecnologico prescelto. L’installatore fornirà il decoder, provvederà, se necessario, alla realizzazione dell’impianto ricettivo o si attiverà con chi preposto, per l’adeguamento dell’impianto collettivo dove è residente il consumatore, installerà il decoder spiegando tutte le funzione necessarie per un corretto utilizzo e rimarrà a disposizione del consumatore, anche nel periodo successivo al cambio tecnologico, nel caso di ulteriore assistenza o chiarimenti. In caso di guasti, provvederà a fornire la prevista garanzie e riattivare il sistema digitale. Verranno garantite delle tariffe precedentemente stabilite dal Servizio Nazionale, concordate con le associazioni di categoria e le associazioni consumatori. I consumatori avranno accesso al servizio con un costo proporzionale al proprio reddito, garantendo la gratuità ai più indigenti ed il costo totale del servizio ai i redditi più alti.
b) Acquistando direttamente i decoder presso rivenditori: i consumatori che per varie condizioni non necessitano dell’intervento di un installatore, possono dotarsi del decoder relativo alla piattaforma trasmissiva prescelta, acquistandolo presso i rivenditori riconosciuti dal Servizio Nazionale, che offriranno tutta l’assistenza necessaria. I rivenditori aderenti al Servizio Nazionale potranno anche fornire i decoder gratuiti per le fasce deboli, in base alle regole previste.
Þ assistenza differenziata in base alle condizione economiche ( bonus o ticket): come indicato precedentemente, il consumatore deve essere messo nelle condizioni, di poter effettuare il cambio di tecnologia, con il minor danno possibile, anche economico. Pertanto occorre prevedere delle agevolazioni economiche, sempre proporzionali al reddito, istituendo dei Bonus o Ticket (come avviene per il servizio sanitario) utilizzabili o presso l’installatore o presso il rivenditore.
Þ Call center gratuito: per far conoscere al cittadino/consumatore quali sono i suoi diritti/doveri in merito al cambio tecnologico e fornire tutta l’assistenza necessaria, è indispensabile istituire un call center, sempre organizzato da un’istituzione pubblica, con accesso totalmente gratuito. Deve essere inoltre previsto un servizio on line su internet con le stesse funzioni del call center.
Þ Materiale informativo distribuito prima e dopo la vendita (integrazione gruppo comunicazione): di concerto con l’area tematica “comunicazione” deve essere realizzata una guida per ilo consumatore, che con linguaggio semplice e adeguato, spieghi il perché e i vantaggio del cambio tecnologico, informi circa tutte i diritti/doveri del consumatore, informi in merito delle caratteristiche del Servizio di Assistenza e come accedere ad esso, illustri tutte le normative previste.
Þ assistenza particolareggiata ad analogico chiuso: una specifica assistenza dovrà essere realizzata nelle arre All Digital dopo la chiusura sia parziale che totale dei canali analogici. Il presupposto da non dimenticare è che nel momento della chiusura dell’analogico, solo ai cittadini residenti in queste specifiche aree, viene tolto un diritto fondamentale, quello dell’informazione. Quindi il consumatore privato di un diritto deve sentirsi prontamente assistito dal Servizio Nazionale e messo nelle condizioni di vedere riattivato il diritto negato nel minor tempo possibile. Se dopo la chiusura dei canali analogici, alcuni cittadini, ancora non si sono adeguati, vuol dire che il servizio previsto precedentemente non ha funzionato e pertanto occorre istituire un servizio di pronto intervento.
Þ ruolo pay tv: queste televisioni, dal passaggio dall’analogica al digitale, hanno dei vantaggi economici, dato che il numero dei potenziali clienti aumentano considerevolmente. Deve però essere chiaro che il cambio di tecnologia non viene effettuato per vantaggi di alcune imprese. Queste quindi devono integrarsi al Servizio Nazionale Assistenza TV Digitale, senza apparire direttamente, ma partecipando con mezzi e risorse, nelle modalità che il Governo riterrà più opportuno. Avranno diritto a reclamizzare, con i propri mezzi, i prodotti offerti, informando i consumatori con notizie corrette, in accordo con il Servizio Nazionale.
ruolo associazioni consumatori riconosciute:. sono le uniche associazioni che sovrintendono affinché sia garantito il diritto dei consumatori (come previsto dalla legge 281). Vengono quindi consultate in merito alle modalità attuative previste per il cambio tecnologico. Partecipano alla realizzazione degli strumenti informativi e di assistenza dei consumatori. Possono realizzare, se richiesti dal Servizio Nazionale Assistenza TV Digitale, progetti specifici di informazione e assistenza ai consumatori
| inviato da il 4/10/2006 alle 11:30 | |
2 ottobre 2006
TV DIGITALE Gentiloni accoglie le richieste dei consumatori
Dopo il disappunto manifestato da Adiconsum al Ministro Gentiloni nel Comitato Italia Digitale si incrementa la rappresentanza dei consumatori
Roma, 27 settembre 2006 – Il 20 Agosto 2006 Adiconsum aveva scritto al Ministro Gentiloni manifestando un forte dissenso per la composizione del comitato Italia Digitale (il suo compito è quello di definire e coordinare le attività necessarie alla realizzazione dello switch off nazionale per la transizione al digitale terrestre), causato dalla insufficiente presenza dei consumatori, rappresentati da un solo membro nel comitato e addirittura assenti nel “Gruppo di Coordinamento”.
Apprendiamo oggi, grazie ad una lettera inviata dal capo di gabinetto del Ministro delle Comunicazione, che l’ On. Gentiloni ha voluto valorizzare la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni consumatori, prevedendo – all’art2, c.4 del D.M: 4/8/06- la loro partecipazione attiva e qualificata all’interno del Gruppo Tecnico del Comitato Italia Digitale.
Riprende quindi quella collaborazione costruttiva, fra Ministero delle Comunicazioni e associazioni consumatori, che il Ministro aveva dimostrato di voler realizzare istituendo il Comitato Italia digitale, proposto da Adiconsum.
I gruppi di lavoro sono 9 ed è prevista la presenza dei consumatori in tre di essi, come specificato nel dettaglio:
Gruppi dove è prevista la partecipazione dei consumatori
- Comunicazione;
- Assistenza clienti;
- Monitoraggio evoluzione Set. Top box.
Altri gruppi
- Coordinamento delle Piattaforme;
- Contenuti della televisione digitale;
- Normativa e programma aree all digital;
- Regolamentazione;
- Monitoraggio e sviluppo reti;
- Dati e ricerche.
| inviato da il 2/10/2006 alle 10:1 | |
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